Pagine

lunedì 26 gennaio 2009

RACCOLTA FONDI PALESTINA

Splendida serata quella di sabato scorso...la raccolta fondi ha dato buoni risultati.
Tra un libro e un altro..un bicchiere di vino e tante chiacchere son stati raccolti 175 euro.
Grazie di cuore a tutti!!!!
Emiliano

sabato 24 gennaio 2009

SICUREZZA, PREMIER: AUMENTO 10 VOLTE NUMERO MILITARI

» 2009-01-24 14:12

ARZACHENA (OLBIA) - "C'é una proposta del ministro Maroni condivisa dal ministro La Russa per aumentare di 10 volte il numero dei militari che, invece di essere un esercito che fa la guardia nei confronti del deserto dei Tartari, sarà utilizzato per combattere l'esercito del male cioé la criminalità diffusa". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando ad Arzachena dopo gli stupri a Roma e a Guidonia, sostenendo che sarà aumentato il numero dei tre mila militari in aiuto alle forze dell'ordine, "una trovata - ricorda - che è del presidente del Consiglio e adesso si svilupperà con ottimi risultati".Il premier, quanto agli ultimi fatti di violenza sessuale accaduti nella capitale sostiene che "non si possono imputare alla sicurezza". "Io so - afferma - che sono invece calati tutti i reati più importanti, i reati di strada. So che i cittadini hanno molto apprezzato l'utilizzo di 3 mila militari in aiuto alle forze dell'ordine". E qui la notizia che il numero dei militari dispiegati per l'emergenza sicurezza potrà "aumentare di 10 volte" per un'idea dello stesso premier condivisa dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e da quello della Difesa Ignazio La Russa. "Quindi credo che faremo bene - conclude Berlusconi - e avremo ottimi risultati".

....bravone l'ometto....cominciamo ad aumentare i soldatini in strada....mah...

giovedì 22 gennaio 2009

....RICORDANDO ARRIGO "BULOW" BOLDRINI


....respingiamo l'interpretazione che considera la Guerra di Liberazione come una guerra civile per la conquista di centri di potere. La Lotta di Liberazione fu un movimento popolare di partigiani e partigiane sostenuto da una grande solidarietà popolare, con i militari delle tre Forze Armate, che hanno combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro, con una generosità non sempre conosciuta in altre epoche storiche. Questo è il grande dato storico, che va sottolineato anche per rendere omaggio a tutti i Caduti e a quanti della nostra generazione sono scomparsi, e che ci hanno lasciato un nobilissimo testamento che non può essere dimenticato. [...]" (Arrigo Boldrini al Teatro Lirico di Milano il 24 giugno 1994 in occasione del 50° anniversario della costituzione del C.V.L..

Dall'ONU invito a boicottare Israele

Dall'ONU invito a boicottare Israele


Il presidente dell'Assemblea Generale dell'Onu invita al boicottaggio del regime israeliano dell'Apartheid. Ma in Italia non si deve sapere.
“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.
L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.
Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese. Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».
L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico.
*****
Ad oltre dieci giorni dall'intervento di D'Escoto all'ONU, nessun organo di informazione “importante” ha ritenuto di doverne dare conto, forse per non turbare il sonno perenne del nostro Presidente della Repubblica, quello che dorme quando viene sancita la fine dell’eguaglianza dei cittadini italiani di fronte alla legge e – coerentemente – nel suo viaggio in Israele ha continuato a sonnecchiare di fronte alle sofferenze dei Palestinesi sotto il tallone di ferro dell’occupazione israeliana.

http://www.forumpalestina.org/

mercoledì 21 gennaio 2009

Lista RENO contro lo squadrismo fascista e razzista di ieri e di oggi.

e-mail:
info@listareno.it
Autore:
listareno
Siamo a riproporre con forza un momento di confronto, invitando tutte le diverse realtà sensibili al tema, le associazioni locali, i singoli, a portare le proprie esperienze e il proprio contributo critico ad unaconferenza/dibattito.In questo particolare momento di mobilitazione per la Palestina riteniamo non si possa dimenticare la deriva razzista e fascista che fa gioco di sponda, nelle strade, agli apparati di governo della città impegnati, sul territorio, in una campagna di delegittimazione della manifestazione indetta per il 24 di gennaio 2009 a Bologna a sostegno della Lotta del Popolo palestinese.Non possiamo, infatti, tralasciare quanto accaduto sotto al "treno" in pieno quartiere Barca, l'altra notte, dove alcuni commercianti migranti si sono ritrovati con svastiche e celtiche sulle serrande dei rispettivi esercizi.Per questi motivi, invitiamo la cittadinanza all'incontro:SQUADRISMI DI IERI E DI OGGIVENERDÌ 23 GENNAIO 2009 alle ORE 21.00presso la Sala del consiglio del quartiere Reno in Via Battindarno, n. 123Con questa iniziativa di riflessione storica, introdotta da unarelazione sulla fenomenologia politica dello squadrismo, sul suo usosimbolico e materiale della violenza, e sulla sua composizione sociale,intendiamo portare un ulteriore contributo a sviluppare nel territoriobolognese una cosciente e crescente vigilanza antifascista verso lenuove forme di aggressività pervasiva che si vanno diffondendo nelregime mediatico berlusconiano, che continua ad evocare drastiche spinterepressive verso tutti i movimenti di opposizione e incoraggia ilripetersi di intolleranti prevaricazioni verso tutte le diversità.VENERDÌ 23 GENNAIO 2009 alle ORE 21.00presso la Sala del Consiglio del QUARTIERE RENO in Via Battindarno, n. 123introduce Marco Fincardi - dipartimento di Studi Storici dell’Universitàdi Veneziapartecipa Michela Di Mieri - curatrice del libro S'ATORUN INDRI, storia della Donna Ermina Mattarelli, edito dal circolo Iqbal Masih
Luogo:
Bologna, via battindarno 123

Morto a 86 anni il cardinale Pio Laghi. Il nunzio che giocava a tennis col genocida Jorge Videla


Il coccodrillo dell’AGI ne parla come di un uomo saggio e pio, come il suo nome promette. Arriva a scrivere: “dal ‘76 all’ ‘80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)” …
Chi conosce la storia dell’ultima dittatura argentina, chi ha letto i libri di chi ha conservato la memoria di quell’orrenda stagione (parecchi dei quali usciti pure in italiano) sa che il comunicato dell’AGI restituisce una storia fallace, inaccettabile. Il 27 aprile 1995 il cardinale Laghi dichiarava: “come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l’ignoranza di ciò che veramente capitava …”.
Eppure il nunzio apostolico Laghi (all’epoca non ancora cardinale) disse:“Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”. Questo fu il manifesto d’appoggio al genocidio espresso dal nunzio apostolico Pio Laghi, intimo nonché compagno di tennis preferito dall’ammiraglio Emilio Eduardo Massera (tessera P2 numero 478) uno degli alti gradi del triumvirato (con Videla e Agosti) che instaurò la dittatura col golpe silenzioso del 24 marzo 1976.

Qualcuno ricorderà il sequestro delle suore francesi Alice Domon e Léonie Duquet. Il Capo della Marina e membro della Giunta Militare Emilio Eduardo Massera ordinò di simulare che le monache fossero state sequestrate dai Montoneros. Alice Domon fu obbligata sotto tortura a scrivere una lettera alla sua superiora della congregazione, lettera che fu scritta in francese, spiegando che erano state sequestrate da un gruppo oppositore al governo di Videla. In seguito furono scattate delle foto nelle quali si vedono le due religiose sedute davanti a una bandiera dei Montoneros e ad una copia del giornale La Nación. La foto, che mostra le due suore con apparenti segni di tortura, era stata scattata nel sottopiano del Casinò Ufficiali della ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina (all’epoca centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio, oggi centro della Memoria), e fu inviata alla stampa francese. Una settimana dopo il sequestro delle suore francesi Alice e Léonie, il quotidiano la Nación pubblica una notizia dell’agenzia EFE con il titolo “Vive e in buona salute”. La Madre Superiora della Congregazione, si leggeva, dichiara dalla Francia che le sorelle Léonie e Alice erano state detenute e che si trovano vive e in buona salute. Veniva anche chiarito che l’informazione proveniva dal Nunzio in Argentina, Pio Laghi.
Ecco cosa disse di lui María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978: “il Nunzio apostolico Pio Laghi era a conoscenza di tutto quello che accadeva nella Scuola di Meccanica della Marina, poteva verificare i nomi dei sequestrati che lì erano rinchiusi; il comandante in capo della Marina, Armando Lambruschini, lo consultò, chiedendogli se dovesse lasciare in vita un gruppo di quaranta sequestrati che aveva ricevuto, quando aveva assunto l’incarico, dal precedente Comandante della Marina, Emilio Eduardo Massera.”

Nel marzo 1997 le Madri di Plaza de Mayo presentarono denuncia all’allora Ministro di Grazia e Giustizia Flick e al Vaticano contro Pio Laghi. Le Madres accusavano Pio Laghi di complicità con la dittatura. Nel documento ci sono testimonianze dì ex detenuti che hanno visto Pio Laghi visitare campi di concentramento, quindi lui sapeva e non denunciò.
Inoltre nella sua confessione, il capitano di corvetta Adolfo Scilingo (vedi: Horacio Verbitsky: “Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos” Feltrinelli 1996, ristampato da Fandango nel 2008) afferma che la decisione di buttare a mare vivi i detenuti da aerei dell’aviazione navale, fu comunicata dall’ex comandante delle operazioni navali, il vice ammiraglio Luis María Mendía. Scilingo afferma che questa decisione fu presa dopo aver consultato le autorità ecclesiastiche, che approvarono il metodo come “una forma cristiana di morte”.
http://www.paolomaccioni.it/wp/
tratto da http://www.gennarocarotenuto.it/

Gaza, solo i morti vedono la tregua


A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c'è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Senza più acqua né gas, senza corrente elettrica, senza pane e latte per i propri figli. Migliaia di persone hanno perduto la casa. Dai valichi entrano aiuti umanitari col contagocce, e si ha come la sensazione che la benevolenza dei complici di chi ha ucciso sia solo momentanea. Domani (oggi per chi legge ndr) il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon verrà a visitare Gaza, siamo certi che John Ging, a capo dell'agenzia per i profughi palestinesi, ne avrà da raccontargliene.
Dopo che Israele ha bombardato due scuole delle Nazioni Unite, ha assassinato 4 suoi dipendenti, ha colpito e distrutto il centro dell'Unrwa di Gaza city, riducendo in cenere tonnellate di medicinali e beni alimentari destinati alla popolazione civile. Le macerie di Gaza continuano a vomitare morti in superficie. Ieri fra Jabalia, Tal el Hawa a Gaza City e Zaitun, paramedici della mezza luna rossa con l'aiuto di alcuni volontari dell'International Solidarity Movement (Ism) hanno estratto dalla rovine 95 cadaveri, molti dei quali in avanzato stato di decomposizione. Camminando per le strade della città di Gaza senza più il costante terrore di un bombardamento chirurgicamente mirato alla mia decapitazione, tremo ancora alla vista di cani randagi raccolti in circolo, a ciò che mi si potrebbe parare dinnanzi agli occhi essere il loro pasto. Gli uomini tirano un sospiro di sollievo e tornano a frequentare moschee e caffè, facilmente smascherabile è il loro atteggiarsi alla normalità, per i molti che hanno perso un familiare e per i moltissimi che non hanno più dove abitare. Fingono un ritorno alla routine per incoraggiare le mogli e i figli. Con alcune ambulanze questa mattina ci siamo recati nei quartieri più colpiti della città, Tal el Hawa e Zaitun, muniti di questionario porta a porta abbiamo stilato l'entità dei danni agli edifici, e le primissime urgenze per le famiglie: medicinali per gli anziani e i malati, e riso, olio e farina, il minimo per alimentarsi. Tutto quello che abbiamo potuto consegnare al momento sono metri e metri di nylon, da apporre alle finestre laddove prima c'erano i vetri. Compagni dell'Ism a Rafah mi hanno informato che la municipalità ha distribuito alcune migliaia di dollari a quelle famiglie che hanno visto la casa rasa al suolo da bombe che secondo Israele erano destinate alla distruzione dei tunnel. Al termine del conflitto in Libano, gli Hezbollah staccarono milioni di dollari in assegni per ripagare i civili rimasti senzatetto. In una Gaza sotto assedio ed embargo, ciò che Hamas potrà versare come risarcimento alla popolazione «basterà a mala pena a rimettere su un capanno per il bestiame», mi fa sapere Khaled, contadino di Rafah. La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. A Khan Yunis, un ragazzo palestinese ucciso e un altro ferito. A est di Gaza city elicotteri innaffiavano di bombe al fosforo bianco un quartiere residenziale. Stessa cosa si è verificata a Jabalia. Oggi (ieri per chi legge ndr), sempre a Khann Younis navi da guerra hanno cannonneggiato su uno spazio aperto, fortunatamanete senza fare feriti e mentre scrivo, arriva la notizia di un'incursione di carri armati. Non ci risultano lanci di razzi palestinesi nelle ultime 24 ore. Giornalisti internazionali sciamano affamati di notizie lungo tutta la Striscia, sono riusciti a raggiungerci solo oggi. Israele ha concesso loro il lasciapassare a mattanza finita. Quelli arrivati ancora a bombardamenti in corso, hanno seriamente rischiato di rimanerci secchi, come mi ha raccontato Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della sera: soldati israeliani hanno bersagliato di proiettili l'automobile su cui viaggiava. Dinnanzi allo scheletro annerito di ciò che resta dell'ospedale Al Quds di Gaza city, un interdetto reporter della Bbc mi ha chiesto come è stato possibile per l'esercito scambiare l'edificio per un covo di terroristi. «Per lo stesso motivo per cui dei bambini in fuga da un palazzo in fiamme, sono entrati nei mirini dei cecchini posti sui tetti dello stesso quartiere in cui siamo ora, cecchini che non hanno esitato a ucciderli spandendo la loro materia cerebrale sull'asfalto». Ho risposto al giornalista inglese, ancora più accigliato. È evidente l'abisso fra noi che siamo testimoni e vittime di questo massacro, e chi ne viene a conoscenza tramite i racconti dei sopravvissuti. Da Roma mi informano che l'Unione europea avrebbe congelato i fondi per la ricostruzione fino a quando Gaza sarà governata da Hamas. Lo ha lasciato intendere il Commissario europeo per le Relazioni estere, Benita Ferrero-Waldner. «Gli aiuti per la ricostruzione della Striscia potranno arrivare solo se il presidente palestinese Abu Mazen riuscirà ad imporre nuovamente la sua autorità sul territorio» . Per i palestinesi di Gaza questo è un chiaro invito dall'esterno alla guerra civile, ad un colpo di stato. Come un legittimare il massacro di 410 bambini che sono morti perché i loro genitori hanno scelto la democrazia ed eletto liberamente Hamas. «Gli Stati uniti sono liberi di eleggere un guerrafondaio come Bush, Israele di scegliere leaders con le mani sporche di sangue come Sharon e Netanhyau, e noi popolazione di Gaza non siamo liberi di scegliere Hamas...», mi suggerisce Mohamed, attivista per i diritti umani che non ha votato per il movimento islamico; non ho argomenti per contraddirlo. I palestinesi vivi imparano dai morti, imparano a vivere morendo, sin dalla tenera età. Tregua dopo tregua, la percezione è quella di una macabra parentesi per contare i cadaveri fra una mattanza e l'altra, verso una pace che non è mai così stata distante. Perlustrando Gaza city a bordo di un ambulanza, per una volta con la sirena muta, la guerra resta impressa nelle rovine di una città saccheggiata di sorrisi e popolata da sguardi spauriti, occhi che insistono a scrutare il cielo verso aerei ancora incessantemente in volo. All'interno di una casa, sul pavimento ho notato dei disegni in pastello, chiaramente una mano infantile li aveva abbandonati evacuando in fretta e furia. Ne ho raccolto uno, carrarmati, elicotteri e corpi ridotti in pezzi. In mezzo al foglio un bambino ritratto con una pietra riusciva a raggiungere l'altezza del sole e danneggiare una delle macchine della morte volanti. Si dice che il significato del sole in un disegno infantile è il desiderio di essere, di apparire. Quel sole che ho visto piangeva, lacrime di sangue. Per lenire questi traumi, una tregua unilaterale basta? Restiamo umani.
Vittorio Arrigoni
tratto da Il Manifesto del 20 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

La destra ci riprova: disegno di legge che equipara i repubblichini a partigiani e deportati

Sconfitta nella scorsa legislatura, la destra torna all'attacco. Un disegno di legge - il n. 1360 - presentato da un folto gruppo di parlamentari prevede l'istituzione dell'"Ordine del Tricolore", una onorificienza da assegnare indifferentemente a partigiani, deportati, internati militari e a soldati e militi della Repubblica di Salò.
L'esame del disegno di legge è già stato avviato presso la commissione Difesa della Camera dei deputati, lo scorso 12 novembre.

DAL SITO: http://www.deportati.it/news/ddl_1360.html

SILVIO SHOW???...MEDITATE GENTE...

Il Corriere della sera del 18 gennaio, genuflesso, lo ha definito "Silvio show". In visita a Nuoro per un giro preelettorale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare una barzelletta al pubblico dei sostenitori accorso al suo comizio."La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".La cronaca non dice dell'accoglienza, immaginiamo esultante, del pubblico alla battuta del capo.Noi, che i campi di concentramento li abbiamo conosciuti bene, vorremmo sommessamente dire al presidente del consiglio che le sue barzellette concentrazionarie non fanno ridere: fanno pena. E non fanno onore né a lui né al suo governo, tanto più alla vigilia del Giorno della memoria.

DAL SITO : http://www.deportati.it/news/sb_lager_170109.html

lunedì 19 gennaio 2009

ARRIGO "BULOW" BOLDRINI

Arrigo Boldrini "Bulow": Comandante partigiano

Uno scritto del leggendario comandante Bulow (Arrigo Boldrini, Ravenna, 6 settembre 1915 - 22 gennaio 2008).
Comandante (partigiano)
La figura del comandante partigiano è fondamentalmente legata a due qualità del volontario: la capacità di comando nelle particolari condizioni della guerriglia e dell'attività di sabotaggio e controsabotaggio, e la fiducia accordatagli liberamente dai volontari a lui sottoposti come un sostanziale elemento per poter assolvere al proprio incarico. Soltanto in talune bande cosiddette "militari", agli albori della Resistenza; e in seguito in talune formazioni "autonome", l'aver rivestito un grado nelle file del disciolto esercito regio fu ritenuto titolo per l'assegnazione di comandi. In tutte le formazioni "politiche" - Garibaldi, GL. Matteotti, - e in un'alta percentuale delle formazioni definitesi "autonome", l'incarico di comando, dai gradi inferiori a quelli più elevati, dipese sempre dalla constatata, pratica esistenza nel candidato tali doti. Gruppi di politici che diedero vita alle bande dalle quali sarebbero sorte le grandi uninità partigiane appunto di "colore", rifiutarono fin dall'inizio ogni genere di riconoscimento di comando a quegli ufficiali, specie di carriera, i quali richiedevano di essere ammessi fra i partigiani ma a patto di mantenere il grado in precedenza rivestito o di essere comunque investiti di responsabilità da comandanti 'e questo fu il motivo per cui, in nume-osissimi casi, i postulanti si astennero dall'entrare nelle formazioni partigiane). Era infatti assurdo concedere riconoscimenti del genere; non soltanto perché le prove fornite da un'infinità di quadri dell'ex esercito durante la guerra erano state scadenti e perché nello spirito dei volontari partigiani - in particolare di quelli che avevano già sperimentato la vita militare - restava una profonda sfiducia nei sottufficiali e negli ufficiali, soprattutto se di carriera e dei gradi superiori. L'esercizio del comando, nella guerra partigiana, richiede attitudini che le tradizionali accademie militari e i tradizionali corsi di addestramento delle forze armate italiane non avevano mai vagliato, attenendosi a criteri di tutt'altro genere - in parte anche per ragioni oggettive, stanti le diverse esigenze degli eserciti regolari - e concependo la gerarchia secondo scale di valori che urtavano perfino i principi ispiratori stessi della guerra di popolo. Perciò, il comandante partigiano fu essenzialmente un volontario cui veniva affidato un incarico- non un grado - sulla base dei risultati pratici del suo impegno, incarico revocabile in qualsiasi momento e costantemente sottoposto al giudizio di validità dei subordinati. Questo giusto criterio permise alle formazioni di far emergere dal proprio seno comandanti che, oltre a diti di coraggio fisico, di prontezza intuitiva, di fantasia (coefficienti indispensabili per dirigere unità nella guerriglia), possedevano la consapevolezza dei canoni centrali della guerra partigiana, e cioè: amministrare saggiamente le poche risorse in mezzi bellici, indumenti, generi di sostentamento disponibili; risparmiare al massimo le vite umane, avendo un rispetto fraterno per ciascuno dei propri volontari; sapersi assumere con intelligenza e ponderatezza ogni tipo di responsabilità, nelle circostanze più diverse, senza attendere decisioni superiori, che possono tardare o non venire, organizzando nella maniera più funzionale ed efficace l'attività del proprio reparto.Non infrequenti furono i casi di designazioni di comando che, prima di divenire effettive, erano sottoposte al voto dei volontari radunati appositamente; e lo stesso avvenne per le revoche di incarichi a elementi dimostratisi incapaci nelle proprie mansioni. e' bene puntualizzare che la "capacità" di comando sottintendeva quindi anche, e in misura non piccola, una capacità di cogliere e di valutare di cogliere e valutare con acume la speciale psicologia del volontario: il quale sapeva di non essere un "numero", come negli eserciti normali, era fiero della propria autonoma scelta di lotta, esprimeva rabbia e intolleranza verso troppe abitudini autoritarie e troppe bardature formali e retoriche che erano state i vizi dell'esercito italiano.Egli quindi pretendeva, a buon diritto, di non essere un cieco strumento di ordini insensati, di poter ragionare con la propria testa e, nei limiti in cui era compatibile con le esigenze della disciplina di guerra, di poter discutere e far ascoltare le proprie opinioni. Pertanto, questo esigeva che il comandante esercitasse le proprie funzioni da democratico, da compagno di lotta e non da "superiore", studiandosi inoltre di comprendere le differenze dei temperamenti, delle predisposizioni intellettuali e pratiche di ciascuno di quelli che doveva guidare. In ultima analisi, si scopriva insomma che i comandanti migliori, per essere tali, esprimevano qualità umane e d'intelligenza aperte a tutti gli stimoli, e dunque erano dei "politici" nell'accezione più sonora del termine, anche se difettavano di una precisa preparazione dottrinale e ideologica.["Comandante (partigiano)",

da: Arrigo Boldrini, Enciclopedia della Resistenza, Teti editore, Milano, 1980, pag. 103-105]

VIDEO SU GAZA

sabato 17 gennaio 2009

I MIEI 100,1000,10000,100000 DUBBI...

...MI CHIEDO COME SI FA A CALCOLARE ESATTAMENTE IL NUMERO DI PARTECIPANTI AD UNA MANIFESTAZIONE....A ROMA (PER LA PALESTINA) I PARTECIPANTI DOVREBBERO ESSERA UN 200000...MA LA QUESTURA SOSTIENE UN'ALTRA TESI: QUALCHE MIGLIAIO...
MA CHE METODI SI UTILIZZANO?
MAH....

[PR]Si dimette l'assessore Monteverdi

http://www.parmantifascista.org/index.php?option=com_content&task=view&i...

L'assessore alla sicurezza del Comune di Parma si è dimesso in seguito agli ultimi eventi relativi al pestaggio di Emmanuel Bonsu.In una breve lettera indirizzata al Comune di Parma, Costantino Monteverdi afferma di non sentirsi coinvolto in quanto accaduto e che le sue dimissioni sono provocate dalla sua volontà di non nuocere all'immagine dell'amministrazione comunale capitanata da Vignali.
L'impressione è che si tratti di una mossa politica di facciata, ci chiediamo quali altri incarichi siano già pronti per Monteverdi.L'obiettivo di queste dimissioni potrebbe essere quella di far sembrare Parma la città "perfetta", dove anche le forze dell'ordine, contrariamente a quanto accade nel resto del paese (vedi sentenza di Genova per i fatti del G8), se sbagliano pagano.E con loro il responsabile politico, in questo caso l'assessore Monteverdi.
In ogni caso, come accaduto in questi mesi, vigileremo sulle mosse dell'amministrazione e faremo sentire la nostra voce, come già accaduto lo scorso 4 ottobre e lo scorso 29 novembre

Navi da guerra israeliana circondano la Spirit of Humanity in acque internazionali e minacciano di sparare.

ISRAELIANI FERMANO NAVE PACIFISTI DIRETTA A GAZANicosia, 15 gen. (Adnkronos/Xin) - Navi da guerra israelianehanno fermato questa mattina la nave di pacifisti che stava cercando di portare aiuti e medicine a Gaza. La «Spirit of Humanity», battente bandiera greca, con a bordo 21 pacifisti, è stata circondanta dalle navi israeliane nelle acque internazionali a largo delle coste meridionali libanesi, secondo quanto ha denunciato Mary Hughes, del gruppo statunitense Free Gaza Movement.Le navi israeliane, ha detto ancora la Hughes, ganno minacciato di aprire il fuoco se la nave - a bordo della quale viaggiano dottori, volontari e giornalisti - non avesse invertito la rotta. La «Spirit» non ha avuto altra scelta che ritornare verso Larnaca, il porto cipriota da dove era partita ieri.È la seconda volta dall'inizio dell'offensiva «Piombo fuso» che gli israeliani non permettono alla nave dei pacifisti - che dallo scorso agosto è riuscita cinque volte a violare l'embargo imposto da Israele alla Striscia di Gaza - di raggiungere Gaza per portare gli aiuti alla popolazione palestinese.(Ses/Gs/Adnkronos) 15-GEN-09 13:20

SANTORO VS ANNUNZIATA

Mi chiedo come si possa sempre strumentalizzare qualsiasi gazzarra televisiva...
premetto che Santoro non mi e' simpatico,ma sempre attaccare la sua trasmisione...insomma si esagera. In piu' attaccare una verita' palese come la quotidiana violenza nei confronti del popolo palestinese.
Poco fa, bevendo il caffe' in un bar, ho casualmente buttato l'occhio sulla prima pagina di Libero.
Che scandalo. Oltre alla polemica citata prima,e' ben evidenziato come il direttore e tutto il partito della liberta' sia schierato. Appoggiamo i "poveri" israeliani...e tolleriamo le loro bravate oltre confine....autodifesa l'hanno chiamata.
Viviamo in un paese dove e' permesso pubblicare e parlare di merda quotidianamente...e questo e' giusto, ma si dovrebbe tranquillamente parlare e rendere pubblica la quotiana VERITA'....e questo non capita.
Pero' da questo paese di struzzi in camicia(ahime') ancora nera non me ne vado.
Bisogna resistere
Dare un senso a tutto
emiliano

venerdì 16 gennaio 2009

SOS PALESTINA!!!!

Sabato 24 gennaio dalle ore 10 fino a tarda serata presso Il Mercatino del Libro sara' attiva una raccolta fondi pro Palestina. Il ricavato sara' devoluto all'Associazione di Amicizia Italo Palestinese - Durante la giornata ci sara' vino e cibarie varie per tutti. Un modo per stare insieme (numerosi....si spera!!!) e per dire basta all'ennesimo massacro.
Siete tutti invitati
Per informazioni potete contattatemi via email
grazie
Emiliano
Il Mercatino del Libro
via Zampieri 3/2

ASSORTIMENTO

Benvenuti nel blog del Mercatino del Libro.
Vasta gamma di libri usati recenti e non, collezionismo, manifesti, oggettistica....