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martedì 22 settembre 2009

30/9/2009 - FESTA PER IL CENTENARIO!!!


FESTEGGIAMO TUTTI INSIEME IL COMPLEANNO DEL BOLOGNA FC.


PER TUTTA LA GIORNATA FINO A TARDA SERATA.

...E DALLE 16 IN POI CRESCENTA E VINO PER TUTTI!!!


SIETE TUTTI INVITATI!!!


FORZA BOLOGNA...PAR TOTTA LA VETTA!!!!


per informazioni:


051/364313

il mercatino del libro

via zampieri 3/2

bolognina

bulagna

28/9/2009 - FESTA DEL LIBRO!!! - 1 EURO A LIBRO


...seconda edizione della Festa del libro!!!

su tutti i titoli presenti in libreria sarà applicato il prezzo simbolico di 1 euro!!!

Imperdibile!!!!


per tutta la giornata fino a tarda serata!!!

per ulteriori informazioni:

051/364313

il mercatino del libro

via zampieri 3/2

bolognina

bologna

mercoledì 26 agosto 2009

26/08/2004 - 26/08/2009 - RICORDIAMO ENZO BALDONI


...come sempre succede per persone di questo calibro. Persone di un'umanita' fuori dal normale. Persone vere. Persone con la P maiuscola...

...le ferite non si chiudono mai...

e noi non ti dimentichiamo!!!


Ciao Enzo


Il Mercatino del Libro

mercoledì 17 giugno 2009

RIECCOMI


Rieccomi...dopo un paio di settimane di pausa...

Da domani si ricomincia!!!!

Ancora più convinto!!!!

Vi ringrazio per la pazienza

Un abbraccio a tutti e un ringraziamento a chi...in questi giorni, controllava con curiosità il blog... non aggiornato!!!!

Un abbraccio

Emiliano

mercoledì 20 maggio 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


TI CHIAMERO' RUSSELL

romanzo totale 2002



WU MING N°1


My favourite things, versione suoneria, molto accelerata rispetto all'originale, rimbalzò tra le pareti spoglie della stanza. Un pollice si spostò sul tasto On/Off e accettò la chiamata. Il giapponese si scusò con le sopracciglia e uscì fuori.

Murray si mise a giochicchiare con un temperino. De Jong frugò le carte in cerca di qualcosa. Gemayel inclinò la sedia fino a formare un angolo di trenta gradi tra schiena e pavimento. Blanco sbottò all'improvviso: -Mai che si riesca a iniziare puntuali!!! Non sarà che Otaru è un tossico di onde elettromagnetiche?

Nessuno risponde. Demirel si limitò ad annuire, buttando un'occhiata sull'orologio da polso. La lancetta dei secondi fece tre giri completi.

Oltre la porta, Otaru vagava su e giù per il lungo corridoio. Al momento di salutare, sentì uno strano bruciore all'altezza del pomo d'Adamo...


disponibile in libreria - 4 euro

lunedì 18 maggio 2009

FORZA KLAS!!!


...in bocca al lupo a Klas Ingesson...

siamo tutti con te!!!

giovedì 14 maggio 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


ALMOST BLUE


Carlo Lucarelli



Un ragazzo cieco ascolta la città con lo scanner, unica compagnia Almost Blue suonato da Chet Baker. Un assassino si reincarna nelle sue vittime, e corre per le strade con nelle orecchie il rock più metallico. Una giovane detective molto determinata scopre di essere donna, e tutta intera, in un universo tutto di uomini.



dispnibile in libreria - 4,50 euro

giovedì 7 maggio 2009

....NON DIMENTICARE MAI

SPAGNA: FRANCO REGALO' MIGLIAIA 'ROSSI' A LAGER HITLER

(di Francesco Cerri)

MADRID - Migliaia di spagnoli catturati in Francia dai nazisti nel 1940 finirono nei campi di sterminio nazisti con la benedizione del dittatore Francisco Franco: è la nuova pesante accusa mossa al Caudillo davanti alla giustizia spagnola dalla Fondazione per i diritti umani (Fapdh) di Madrid. Il caso è nelle mani del giudice della Audiencia Nacional Ismael Moreno.
La Fapdh gli ha consegnato vari documenti inviati dalla Germania nazista al regime franchista. Così nell'estate 1940, un anno dopo la vittoria di Franco, aiutato da Adolf Hitler e da Benito Mussolini, nella sanguinosa Guerra civile contro le forze del governo repubblicano, le autorità di occupazione tedesche in Francia inviarono a Madrid una prima nota, riferisce il quotidiano Publico, chiedendo al governo franchista di farsi carico di "2000 prigionieri rossi"spagnoli internati in un campo di Angouleme. Dopo la vittoria di Franco decine di migliaia di sostenitori della Repubblica fuggirono all'estero, in particolare in Francia. Molti furono catturati dalle forze tedesche.
Negli ultimi mesi del 1940 la Germania nazista inviò diverse altre note alle autorità franchiste, sempre per chiedere che si facessero carico dei loro sempre più numerosi 'rossi' catturati in Francia. Senza risposta. Finché all'inizio del 1941 l'ambasciata franchista a Berlino, dopo consultazioni con Madrid, mise un punto finale alla questione, decidendo per la "archiviazione", perché "non sembra opportuno fare nulla per gli internati". Cosi i 'rossi' furono trasferiti dalla Francia verso i campi di sterminio. Solo a Mauthausen perirono 4.300 dei circa 7000 prigionieri spagnoli nelle mani delle Ss. "La cosa più grave", tuona il presidente della Fapdh Javier Garcia Espinar, "é che malgrado la guerra civile fosse finita, e vinta, i franchisti decisero di non fare nulla". Non è chiaro dove potrà condurre l'indagine del giudice Moreno. La legge di amnistia del 1978, votata dopo la morte di Franco mentre il paese era in transizione verso la democrazia, ha finora bloccato le inchieste della giustizia di Madrid sugli orrori del franchismo. Nella transizione morbida fra dittatura e democrazia molti scheletri sono stati lasciati finora negli armadi. Il molto mediatico giudice Baltasar Garzon, che l'anno scorso aveva avviato una inchiesta sulle innumerevoli fosse comuni nelle quali in tutto il paese sono stati gettati i corpi di decine di migliaia di giustiziati dai franchisti, ha dovuto rinunciare.
Il giudice Moreno ha però collegato l'indagine sui 'rossi' abbandonati a Hitler con l'inchiesta su 4 ex-responsabili Ss di Mauthausen Johan Leprich, Anton Tittjung, Josias Kumps e Iwan Demjamjuk, che ora si trovano negli Usa, nello sterminio di migliaia di spagnoli nei lager nazisti. L'inchiesta dovrebbe così poter proseguire su un doppio binario.

ANSA

mercoledì 6 maggio 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


L'ANARCHICO CHE VENNE DALL'AMERICA


di Arrigo Petacco


29 luglio 1900 : Umberto I è ucciso a Monza. Da chi? Come? Perchè? La prima biografia di Gaetano Bresci.


Quando uscì per la prima volta nel 1969, L'anarchico che venne dall'America fu subito un best-seller. Fino a quel momento non esistevano studi circostanziati su Gaetano Bresci e sul clamoroso gesto di "contestazione" da lui compiuto a Monza il 29 luglio 1900.

Ma questo libro non è soltanto la prima e unica ricostruzione dell'attentato che costò la vita di Umberto I ; è anche la prima inchiesta sui precedenti e i moventi del "gesto" e la prima biografia dell'operaio tessile di Prato Gaetano Bresci, un anarchico individualista (come lui si definì allora), di cui tutti, compresi i suoi compagni di fede, sembravano essersi dimenticati. Scritto da un notissimo giornalista, il libro viene ristampato con l'aggiunta di nuove notizie e rivelazioni sconcertanti (per esempio: l'individualista Bresci non era solo quel giorno a Monza) che vecchi anarchici, d'Italia e d'America hanno fatto pervenire all'autore.


disponibile in libreria - 4 euro

lunedì 4 maggio 2009

giovedì 30 aprile 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'



FEBBRE A 90'

Nick Hornby

"...mi innamorai del calcio come poi mi sarei innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente."

La passione per il calcio e l'amore per la squadra del cuore possono, si sa, essere così intensi da trasformare radicalmente la vita di un uomo, e così è stato per Nick Hornby, tifoso dell'Arsenal fin da bambino.

In Febbre a 90' racconta in prima persona, con tono ironico e affettuoso, appassionato e divertito, gli entusiasmi e le depressioni, le impagabili emozioni e le cocenti delusioni vissute da un "ossessionato" del pallone.

Una vera e propria educazione sentimentale del tifoso, un atto d'amore che può contagiarci per sempre, una vita vissuta ed esplorata attraverso il calcio quando il calcio era la vita.
disponibile in libreria - 4 euro

lunedì 27 aprile 2009

IL PARTIGIANO SILVIO


Si è sempre considerati faziosi... di parte. Si è sempre considerati "quelli che , comunque vada, son sempre contro!!!..". Si è sempre considerati rompicoglioni...

Vi chiederete perchè un blog dedicato al libro parli spesso e si occupi di politica...

Signore e signori...stiamo vivendo un periodo veramente particolare e di svolta della nostra vita. Non si può continuare a scherzare su certe cosette...

Qui si parla di storia, ideali, vite sacrificate, libertà cercate e ottenute sul campo...

il Mercatino del Libro vende libri usati...tasta la storia,annusa vari periodi....si documenta...la vive tutti i giorni...

Si, il Mercatino del Libro è schierato. Il Mercatino del Libro è all'estremo. Esige il cambiamento. Ma esige il RISPETTO. Per le date fondamentali, per i valori e gli ideali...

Qui si parla di Ribelli. Qui siamo ancora Ribelli...Ah, già, li chiamavate BANDITI.

Allora siamo e sarem sempre BANDITI.
Vergogna a chi generalizza...a chi cerca di crearsi pubblicità con valori non suoi. A chi cerca di cancellare dalla storia Il Movimento Spontaneo che ci ha regalato(o voleva...fate voi) la libertà.

Libertà di espressione.

Il Mercatino del Libro crede che la Resistenza sia un valore non di tutti.

Non nascondetevi dietro a questo falso sorriso. Siete e rimarrete sempre quelli di un tempo non tanto lontano...FASCISTI

La RESISTENZA è nostra.


Togliti quel foulard bugiardo. Non insultare i nostri eroi, i nostri caduti, i nostri ideali, i nostri eterni sogni...

VERGOGNATI!!!!


EMILIANO

Il Mercatino del Libro

mercoledì 22 aprile 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


COCAINE NIGHTS


J.G. Ballard


Il rogo di una lussuosa villa sulla spagnola Costa del Sol, un assassino che confessa con sospetta facilita',cinque vittime troppo arrendevoli. Cocaine Nights inizia come un classico mystery, ma e' solo un trompe l'oeil. Presto,infatti, la posta in gioco diventa molto alta. Gli assolati villaggi residenziali dove il tempo sembra essere abolito, e l'unico rumore quello di lanciapalle che impegnano giocatori solitari nei campi di tennis, celano infatti un lato oscuro. Droga, film porno fatti in casa, atti di vandalismo e omicidi rituali fanno parte di un inimmaginabile complotto che, contro le apparenze, non tende a minare le basi del cosiddetto vivere civile: casomai, si tratta dell'esatto contrario.

Maestro dell'ambiguita', creatore di utopie negative che si sovrappongono in modo inquietante al nostro presente, J.G. Ballard ha trovato l'anello di congiunzione tra giallo e conte philosophique, saggio di antropologia e manuale di guerriglia. E con un aplomb di gentleman britannico, con un controllo dello stile e una capacita' di rinnovarsi che gli invidia la maggior parte degli scrittori contemporanei, riesce a dimostrare che la letteratura, ancora oggi, puo' essere un'arte socialmente pericolosa.


IN RICORDO E DEDICATO A J.G. BALLARD - Shangai,15/11/1930-Shepperton,19/04/2009 -
disponibile in libreria - 6,50 euro

martedì 21 aprile 2009

21 aprile

21 aprile 1945-2009: brindiamo alla liberazione di Bologna
21 APRILE 1945 - 21 APRILE 2009APERITIVO DI RESISTENZA

Tutti insieme per ricordare.Tutti insieme per festeggiare.Tutti insieme ora come allora
Liberazione dal nazifascismo

Crescenta, vinello, salamein e furmaj,brazadela e bella ciao
ora come allora ANTIFASCISTI

al Mercatino del libro, via Zampieri 3/2 - Bolognadalle 15.30 in poi
siete tutt* invitat*

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Oggi è il 21 aprile...festeggiamo insieme, ricordiamo insieme...




Martedì 21 Aprile è l’anniversario della Liberazione di Bologna.


La mattina del 21 aprile il circolo Iqbal Masih e gli operai della Sabiem portano una corona alla Sabiem sulla lapide che ricorda gli operai caduti sotto i bombardamenti.


Sempre il 21 aprile, dalle ore 15.30, presso il Mercatino del Libro, via Zampieri 3/2, “Aperitivo di resistenza” in occasione dell’anniversario della Liberazione di Bologna. Tutti insieme per ricordare. Tutti insieme per festeggiare. Ora come allora antifascisti. Crescenta, vinello, salamein e furmaj, brazadela e bella ciao.


La sera del 21 Aprile, al c.s. TPO di Bologna, via Casarini 17/5, vi sarà la presentazione del libro Bande nere: “Sui misfatti dei fascisti del terzo millennio”, con l’autore Paolo Berizzi, il presidente dell’Istituto storico Parri Luca Alessandrini, il presidente del quartiere S. Stefano Andrea Forlani.


Alle ore 20, nell’ambito della nuova serie di iniziative proposte martedì da Bartleby nel cortile del Rettorato (via Belmeloro 4), vi sarà la presentazione e lettura di brani dal volume Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio. Il libro racconta la storia dell’unico partigiano di origine somala decorato alla memoria, della sua vita e delle scelte di un ragazzo che si trovò a vivere in Italia sotto le leggi razziali secondo cui “il meticcio è un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e incline ai vizi più riprovevoli...”.


Ancora la sera del 21 aprile, alle ore 21, le liste “Bologna Città Libera” e “Terre Libere”, organizzano una “Serata Resistente”. Sarà proiettato un video sulla storica giornata, ci sarà una performance teatrale degli attori Matteo Belli e Katia Petrobelli, ci sarà un concerto dello “Spartito democratico” con repertorio di canzoni partigiane e di lotta. La storica Paola Furlan terrà un intervento sugli avvenimenti che portarono alla liberazione di Bologna dai nazifascisti.


sabato 18 aprile 2009

21 APRILE - LIBERAZIONE DI BOLOGNA


TUTTI INSIEME MARTEDI' 21 APRILE AL MERCATINO DEL LIBRO

DALL 16 IN POI VINO, SALUMI E LA ORAMAI NOTA BRAZADELA BOLOGNESE DI MAMMA MARIA GRAZIA!!!

PER SEMPRE RESISTENTI

PER SEMPRE ANTIFASCISTI


VI ASPETTO!!!

EMILIANO
PER INFO: ilvernocchi@yahoo.it - 051/364313 - il mercatino del libro, via zampieri 3/2,BO

THE STRIKE - LIVE BOLOGNA(ESTRAGON) 18 APRILE


....e' ormai da 20 anni che li seguo...c'e' un grande legame affettivo...

la prima volta che ho visto gli Strike e' stato nel 1988....salto' pure la luce.Ma che grandi... Quando Citta' Sotto Tiro partiva mi esplodeva dentro una gran voglia di cambiare il mondo, di non mollare mai...soltanto London Calling dei Clash mi aveva dato la stessa sensazione. Testi intelligenti, ispirati, ritmi e melodie allegreaggressivecolorate...Ragazzi, grazie per quello che mi avete donato e grazie per quello che state facendo ora. ADELANTE!!!!


POLSKA


Tu già lo sai alla T.V. non lo diranno mai

negli occhi tuoi c’è già quella storia di 3 anni fa

c’è un gran via vai, manganelli e cellulari blù

scappare in quel bar non era quello che cercavi tu!

ora sorridi, sei stato grande, sai!

meglio che ridi, un, due, tre!

per te hip hip hurrà!
tequila e vai, occasione non mi scapperai!

con la bottiglia poi la tua rabbia in fiamme griderai, dicevi:

-io no non ce l’ho il coraggio di un viet-cong, ma so che così ubriaco dico si!-
tu non lo sai, ma col gasolio non si accende mai,

volevo dirtelo ma quando bevi non mi ascolti mai,

per la tua molotov son scappati quasi in ventidue

,non è scoppiata, ma quello fu il giorno in cui sei stato eroe

ora sorridi, sei statogrande, sai!

meglio che ridi, un, due, tre! per te hip hip hurrà!


giovedì 16 aprile 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


LA LUNA E SEI SOLDI


di W. Somerset Maugham


Colto da una improvvisa crisi, insofferente del corso monotono della vita borghese, Charles Strickland, agente di cambio londinese, abbandona una posizione sicura, la moglie, i figli, dignita', rispettabilita', affetti, per inseguire il suo sogno d'artista. Da quel momento, fino alla tragica fine, condurra' un'esistenza tormentata ed errabonda, prima a Parigi e poi a Tahiti, dove si spegnera' vittima della lebbra ai margini della foresta tropicale, in una casa dalle pareti tappezzate di mirabili dipinti. Dopo la morte sara' riconosciuto uno dei maggiori pittori del suo tempo. La straodinaria e allucinante avventura di Strickland (ispirata alla vita di Paul Gauguin) e' raccontata con forza penetrante da Somerset Maugham che, con La luna e sei soldi, ha creato uno dei personaggi piu' complessi e tormentati della sua opera di romanziere.



disponibile in libreria. prezzo 3,50 euro

giovedì 9 aprile 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


LA VIA DEL TABACCO


di Erskine Caldwell


...Il mondo statico e amaro della Georgia trova ne La via del tabacco la sua espressione piu' alta e avvincente. Il senso della disperazione, la miseria, l'incredibile fanatismo religioso - non bisogna dimenticare che Caldwell e' nato in Georgia e che e' figlio di un pastorte presbiretiano - fanno dei personaggi di questo romanzo esseri allucinati, assurdi, addirittura grotteschi. Nella tragedia di uomini e donne cui la fame fa sembrare boccone delizioso una rapa, tipi come le sorelle Bessie e Dude, che arrancano sulla vecchia Ford in cerca di impossibili guadagni e di neofiti, non rappresentano certo l'eccezione. Del resto l'enorme successo della riduzione teatrale prima e del film poi attesta la potenza di questi "poveri bianchi" per i quali il lettore provera' ache pieta' ma che soprattutto gli rimarranno incancellabili nella memoria.


disponibile in libreria - 3,50 euro

giovedì 2 aprile 2009

IL LIBRO DEL GIOVEDI'


FONTAMARA

di Ignazio Silone


...a un certo punto, egli prese un frustino che aveva attaccato al telaio della bicicletta e si mise ad agitarlo contro di me, in modo da toccarmi quasi la faccia.

"Para,parla" gridava "cane, verme, maledetto.Perche' non parli? Perche' non vuoi firmare?".

Ci vuol altro con me, per farmi perdere la pazienza. Gli feci dunque capire che non eravamo idioti. Gli feci capire che avevamo compreso e che tutte le sue chiacchere non potevano toglierci dalla testa che si trattasse di una nuova tassa...



disponibile in libreria. 3,50 euro

sabato 21 marzo 2009

CAGLIARI, GIUSTIZIA PER GIANCARLO



Cagliari: giustizia per Giancarlo


L'articolo che segue è stato tratto da Sport People, aggiornamento del 12 marzo 2009.
Lettera da Cagliari
Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo questa mail da Cagliari che ci aiuta a far luce, tramite
una fonte diretta, su quanto avvenuto a Giancarlo, morto in carcere, e successivamente in merito
alla protesta degli ultras fuori dal carcere di Buoncammino. Certo non avevamo bisogno di
sentircelo dire per sapere che le accuse di assalto al carcere erano quanto di più improbabile,
visto che provenivano dai media di regime, certo è stata una sensazione immediata quella di
smarrimento di fronte ad una morte così strana e ci è subito balzato alla mente l'ipotesi che il
solito polverone serviva solo a confondere le acque e coprire responsabilità e colpevoli. Però
questa mail è bella perché da fonte di prima mano e ancora ringrazio i ragazzi di Cagliari per
avercela mandata. Un abbraccio a loro e alla famiglia di Giancarlo in questo momento così
difficile, in questo paese così infame dove la Legge e la Giustizia sembrano amministrati da
Torquemada e dai suoi boia, dove chi detiene il potere è sempre immune da ogni sbaglio
commesso e la colpa è sempre dei più deboli ed indifendibili, dove la colpa è sempre degli
ultras o degli ultimi.
Ciao Giancarlo...
In merito all'articolo comparso anche sul vostro sito riguardante la scomparsa di Giancarlo degli
Sconvolts Cagliari, è giusto fare delle precisazioni, dato che ci sono delle inesattezze... Il
ragazzo aveva la febbre a 40 quando sono andati ad arrestarlo a casa sua. Stava male ma hanno
usato i loro soliti metodi per prelevarlo. Lui, come suo solito, ha reagito, e lì sono piovuti i
primi colpi. In carcere nessuno l'ha curato, anzi, il freddo e l'umido hanno peggiorato la
situazione. Lamentava dolori fortissimi al petto e i secondini hanno continuato a lasciarlo
perdere, costringendolo alle docce gelate (ovviamente questo trattamento non è riservato solo a
lui). E' arrivata così, anche a causa dell'assenza di anticorpi, la broncopolmonite e per 8 giorni
Giancarlo non ha ricevuto nessuna cura, anche perché i magistrati non davano nessuna
autorizzazione al trasporto in ospedale (nel carcere di Buoncammino non c'è un medico fisso,
c'è una saletta scandalosa che funge da clinica... e si vedono i risultati). Quando ormai era
troppo tardi è stato autorizzato il suo trasferimento all'ospedale dove è morto dopo poche ore. E'
stata fatta l'autopsia dopo alcuni giorni ed è stata confermata la morte per broncopolmonite. I
funerali, rinviati ulteriormente a causa di un'autorizzazione dimenticata dall'ospedale, si sono
svolti ben 10 giorni dopo il decesso, e in seguito a questi, i suoi amici sono andati sotto il
carcere a manifestare la propria voglia di giustizia per questo omicidio. I carcerati stessi hanno
iniziato a cantare ed inveire contro i loro carcerieri. Nei giornali si è parlato di assalto al carcere
nel tentativo di dimostrare che la morte sia avvenuta per motivazioni diverse dalla
broncopolmonite. Giancarlo è stato fatto morire, e non bisogna far calare il lenzuolo bianco
anche sulla verità perché i colpevoli, chiunque essi siano, devono pagare. Fuori la verità e
giustizia per Giancarlo, così come per Valery Melis... Nella Nord il tuo destino... canta in cielo
Giancarlino!

venerdì 20 marzo 2009

CANI KILLER...IL PROBLEMA SEI TU!!!!

...il problema sei tu...

LIBERTA' PER GLI ULTRAS



Bologna – Cagliari, 22 marzo: senza parole di fronte all’assurdo
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venerdì 20 marzo 2009
Questa settimana l'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive ha deciso, in merito alla partita Bologna - Cagliari di domenica 22 marzo, la vendita dei biglietti per i soli residenti nella regione Emilia - Romagna. Detto così, forse il significato della cosa sfugge, o non fa nemmeno più notizia. Ma, tradotto in pratica... l'Osservatorio, ancora una volta, ha di fatto vietato una trasferta: impedisce ai tifosi isolani di seguire la loro squadra.Come Curva Andrea Costa, siamo indignati di fronte a questo ennesimo sopruso, che colpisce la libertà personale e lede i più comuni diritti civili. Ci ritroviamo a fare i conti con una decisione pregiudiziale, arbitraria e senza senso, un'imposizione illogica che non trova nessun riscontro nella realtà, nell'assenza di episodi pericolosi o violenti tra le tifoserie di Bologna e Cagliari. Vorremmo far capire a tutti che quanto avvenuto, ora come in passato, segue un disegno repressivo, cieco e manipolato, che colpisce un po' dove capita. La cosa ci tocca, direttamente e indirettamente: è in ballo la semplice libertà di tifare e seguire la squadra, le disposizioni dell'Osservatorio picchiano di nuovo e sempre lì. E che siano i nostri diritti o quelli di altre tifoserie a essere mortificati, per noi non fa differenza.Quindi, proprio in occasione di Bologna - Cagliari del 22 marzo, abbiamo deciso di manifestare il nostro sostegno ai tifosi del Cagliari, colpiti a tradimento e senza motivo, e di protestare contro questa e tutte le altre disposizioni dell'Osservatorio.La nostra protesta avverrà all'interno della curva, in cui le nostre ragioni saranno divulgate su supporto cartaceo per fornire un'informazione che venga "da dentro" la realtà dello stadio, e soprattutto con l'astensione dal tifo, dai cori d'incitamento, da parte nostra, per i primi cinque minuti della partita.E' un gesto simbolico, quello di non tifare per i primi minuti, che per noi significa molto, un sacrificio che siamo disposti a fare proprio per dare visibilità e contestare ingiustizie del genere. Ci piacerebbe che anche chi vive meno in prima persona certe dinamiche legate a tifo, rispettasse la nostra decisione e si unisse a noi.Di fronte a queste disposizioni restiamo senza parole. E allora resteremo senza parole davvero, domenica, a inizio partita, opponendo un fiero e assordante silenzio. Poi, partiremo con il nostro consueto supporto alla squadra, ancora più carico, perché convinti di essere nel giusto.


CURVA ANDREA COSTA

venerdì 6 marzo 2009

21 APRILE - APERITIVO DI RESISTENZA

21 APRILE 1945 - 21 APRILE 2009

APERITIVO DI RESISTENZA

Tutti insieme per ricordare. Tutti insieme per festeggiare. Tutti insieme ora come allora

Liberazione dal nazifascismo
Crescenta, vinello, salamein e furmaj,brazadela e bella ciao

ora come allora ANTIFASCISTI
Dalle 15.30 in poi
siete tutti invitati

NUCLEARE? FANCULO! NO, GRAZIE!!!

8 APRILE ....TUTTI INSIEME PER DIRE NO AL NUCLEARE. POCHI O MOLTI NON CONTA...
DALLE 16 IN POI PRESSO IL MERCATINO DEL LIBRO DI VIA ZAMPIERI 3/2
DJ SET CON AFTERNOON TUNES RADIO CITTA' FUJICO
VINELLO....E VOGLIA DI ALZARE LA TESTA!!!
SIETE TUTTI INVITATI!!

sabato 14 febbraio 2009

mercoledì 11 febbraio 2009

A PROPOSITO DI...

SULLA QUESTIONE DELLE " FOIBE ": ORIGINE,STORIA, CAUSE E RESPONSABILITA'

E' nostro dovere impedire a chiunque di gettare fango sulla lotta di Liberazione e sui partigiani. Gli ideali e i valori della Resistenza e dell'antifascismo sono e devono rimanere un patrimonio indelebile della nostra storia, del nostro popolo e dell'intera umanità.Un giorno sì e l'altro pure sui mezzi di disinformazione del regime neofascista e nel dibattito politico vengono riproposte alcune tematiche inerenti agli avvenimenti accaduti tra il 1943 e il 1945 nella Venezia-Giulia in Istria e in Slovenia. E ancora una volta a emergere come dato caratterizzante di quegli avvenimenti, è la questione delle foibe.Non ci stupisce certo che proprio in questi tempi, segnati dalla volontà della borghesia e dei suoi politici in camicia nera di portare a compimento il processo di revisione e di riabilitazione del ventennio mussoliniano, di "pacificazione e riconciliazione nazionale'', di cancellazione della storia e dei valori dell'antifascismo a cui fa da contraltare lo sviluppo di una violenta campagna anticomunista, torni in auge la questione delle foibe, da sempre strumentale "cavallo di battaglia'' della propaganda fascista. E, come tale, hanno scelto di trattare questa questione astraendo sostanzialmente dal quadro storico che, a partire dalle cause che li hanno generati, segna lo sviluppo degli avvenimenti di quegli anni. Ciò che in buona sostanza si tenta di accreditare e contrabbandare come convincimento generale a livello di massa è che le foibe siano l'espressione diretta della ferocia antiitaliana e che gli "infoibati'' siano "martiri'' di un preordinato sterminio etnico perpetrato dalla resistenza, dai partigiani e dai comunisti jugoslavi.Quelli che qui sono in gioco non sono i "sentimenti umani''; ma la responsabilità storica e politica di avvenimenti alla cui origine stanno lo snaturamento dell'identità nazionale del popolo jugoslavo e dei suoi diritti, le vessazioni a cui è stato sottoposto dall'imperialismo, dal nazionalismo e dal fascismo italiani prima e, in seguito, dall'aggressione e dall'occupazione nazifascista.E' necessario quindi smascherare lo stravolgimento di quegli avvenimenti, a cui si sono accodati e su cui si sono appiattiti nel tempo, tutti i partiti istituzionali. Ci soffermeremo qui su tre aspetti imprescindibili.La politica fascista nei territori slavi annessi all'Italia alla fine della I guerra mondiale La conclusione della I guerra mondiale mutò radicalmente gli equilibri politici internazionali e ridisegnò i confini geografici di numerose nazioni.I nuovi scenari geo-politici scaturirono dagli accordi e dai diktat emersi dalla Conferenza di pace apertasi a Parigi, nel palazzo di Versailles, il 18 gennaio 1919 ed alla quale parteciparono le rappresentanze di ventisette Stati. Dalla Conferenza emersero le nuove ambizioni imperialistiche e, con esse, i contrasti tra i paesi imperialisti emergenti e si delineò altresì, la supremazia di Stati Uniti, Francia e Inghilterra. L'Italia in particolare, vide ridimensionate le sue ambizioni espansioniste. Le richieste presentate a Parigi dal primo ministro Orlando in virtù di alcuni articoli segreti stabiliti nel Trattato di Londra del 1915 (Trentino, Tirolo, vaste zone balcaniche, colonie dell'Anatolia e dell'Africa), vennero osteggiate e rimesse in discussione da Wilson, Clemenceau e Lloyd George. Orlando, che in un primo tempo aveva abbandonato la Conferenza, rientrò a Parigi accettando quanto stabilito dalle tre maggiori potenze.Con la firma del trattato di pace da parte dell'Austria il 10 settembre 1919 nel castello di Saint Germain, all'Italia andarono Trento, il Sud-Tirolo, Trieste e parte dei territori slavi meridionali. La mancata annessione di tutti i territori rivendicati fece crescere in Italia la protervia del nazionalismo e del nascente fascismo sfociata, il 12 settembre 1919, nella banditesca azione del manipolo guidato da D'Annunzio dell'occupazione di Rijeka (Fiume).La soluzione al contenzioso territoriale tra il Regno d'Italia e il Regno dei serbi-croati-sloveni (denominato Regno di Jugoslavia nel 1929) si ebbe con il Trattato di Rapallo firmato il 12 novembre 1920. Il confine orientale vedeva annessi all'Italia territori ad etnia mista italo-croata e italo-slovena (concentrate soprattutto nelle città), ma anche zone totalmente slovene comprendenti complessivamente una popolazione di circa mezzo milione di persone tra sloveni e croati.Il fascismo al potere in Italia significò per tutte le minoranze nazionali presenti nel paese, l'inizio di una violenta campagna di discriminazione, di negazione di diritti fondamentali e di italianizzazione forzata. E questa campagna trovò l'apice più virulento proprio ai danni della minoranza slava, nei confronti della quale il regime manifestò un'avversione dettata da un profondo disprezzo di natura razzista. Il programma di snazionalizzazione imposto dal fascismo portò alla soppressione totale delle istituzioni nazionali slovene e croate, al divieto dell'uso del serbo-croato e all'imposizione dell'italiano come unica lingua nelle scuole e negli uffici pubblici. Venne attuata l'italianizzazione delle principali città con il trasferimento in esse di popolazione italiana. Nelle scuole furono licenziati gli insegnanti di madrelingua e vi fu una forte limitazione all'assunzione di impiegati sloveni negli uffici pubblici. Scomparso ogni diritto a tutela della identità slava, si arrivò perfino alla italianizzazione forzata dei cognomi.Anche la gerarchia ecclesiale vaticana aderì a questa politica rimuovendo dall'incarico i vescovi slavi di Trieste e Gorizia e abolendo l'uso della lingua slovena nelle funzioni liturgiche e nella catechesi.Di pari passo all'attuazione del programma di snazionalizzazione, le squadracce nere avevano campo libero per compiere le loro azioni criminali. Vi fu uno stillicidio di attacchi e di devastazioni di sedi di circoli e di organizzazioni slave e di sistematiche aggressioni a persone che cercavano di opporsi alla politica del regime o che manifestavano un qualche dissenso verso di essa.L'opposizione alla politica mussoliniana si sviluppò essenzialmente su due direttrici: una di tipo nazionalista e irredentista, basata su gruppi chiusi e su azioni dimostrative anche di tipo terroristico che il regime utilizzò per cercare di dare giustificazione all'inasprirsi dell'azione repressiva; l'altra che, accanto alla salvaguardia dell'identità nazionale, sosteneva la necessità dell'allargamento e del radicamento della lotta antifascista tra la classe operaia e le masse popolari delle diverse etnie presenti in quei territori.La repressione dell'opposizione fu durissima e tuttavia il regime non riuscì mai a "normalizzare'' la situazione in quei territori. Il Tribunale speciale iniziò la sua nefanda opera in quella zona nel febbraio del 1927. E tra il 1927 e il 1943, solo contro imputati sloveni e croati, ci furono centotredici processi. Le condanne furono sempre durissime. Trentaquattro antifascisti sloveni vennero condannati a morte, mentre ad altri 581 vennero inflitti complessivamente 5.418 anni di reclusione. Tra le vittime di questa spietata azione repressiva, moltissimi furono i militanti comunisti.L'attacco nazifascista alla Jugoslavia All'alba del 6 aprile 1941 l'aviazione della Germania nazista sferrava un violento bombardamento su Belgrado, radendo al suolo interi quartieri della città e provocando la morte di circa diecimila persone tra la popolazione civile. Contemporaneamente in più punti del Paese, truppe di invasione tedesche, italiane, bulgare e ungheresi violavano i confini dello Stato balcanico. Cominciava così l'invasione nazifascista della Jugoslavia che, secondo le intenzioni di Hitler, doveva portare allo smembramento e alla scomparsa del regno jugoslavo come nazione. Il 15 aprile il re e il governo fuggirono in Grecia per rifugiarsi poi in Inghilterra, e dopo soli undici giorni di combattimento il 17 aprile i rappresentanti militari di Belgrado si arresero al generale Von Weichs. La spartizione del territorio jugoslavo tra gli occupanti portò la gran parte della Serbia e della Slovenia sotto il controllo tedesco, la Macedonia alla Bulgaria e la zona di Novi Sad all'Ungheria.La Croazia fu formalmente eretta a regno indipendente. In realtà si creò uno Stato fantoccio con il duca Aimone di Savoia nominato re e la guida del governo assegnata all'ustascia fascista Ante Pavelic. L'Italia ricevette Lubiana e la zona meridionale della Slovenia, parte consistente del litorale della Dalmazia e alcune zone della Bosnia, del Montenegro e del Kossovo.L'occupazione nazifascista scatenò in Jugoslavia una vera e propria campagna di terrore e di oppressione che si avvalse anche dell'apporto dei gruppi collaborazionisti della destra nazionalista che approfittarono della situazione per fomentare e realizzare un sanguinario clima di odio etnico e religioso. Particolarmente efferati furono i massacri compiuti dagli ustascia di Pavelic contro le popolazioni di nazionalità serba e di religione ortodossa in Croazia e Bosnia-Erzegovina e quelli dei collaborazionisti cetnici contro i cattolici croati.Nella Venezia-Giulia e nei territori annessi dall'Italia dopo l'invasione si inasprì ulteriormente la repressione poliziesca e giudiziaria, alle quali si aggiunse anche quella dei reparti militari. Nel dicembre 1941, ad esempio, dopo una sentenza del Tribunale speciale vennero fucilati a Trieste cinque esponenti del Fronte di Liberazione sloveno, ad altri cinquanta imputati vennero inflitti 666 anni di reclusione, mentre altri ancora non arrivarono neppure al processo perché morirono a seguito delle torture a cui furono sottoposti in carcere.I reparti militari si dedicarono a sistematiche azioni contro i paesi e le popolazioni civili delle zone annesse.Molti villaggi del retroterra delle province di Trieste, Gorizia e Rijeka (Fiume) vennero attaccati dai reparti militari, alcuni furono incendiati, migliaia di civili deportati, altri assassinati in esecuzioni sommarie e arrestati. I popoli della Jugoslavia pagarono con un altissimo tributo di sangue, circa un milione di morti, le nefande azioni degli invasori nazifascisti; mentre altre settecentomila furono le vittime della lotta di Liberazione e della guerra.Se al regime di Belgrado mancò la volontà e la capacità di opporsi al nazifascismo, non così fu per il popolo jugoslavo. La classe operaia e le masse popolari infatti seppero organizzare una attiva e forte resistenza agli invasori che iniziò già nell'estate del 1941, immediatamente dopo l'attacco hitleriano all'Unione Sovietica. Fu una vera e propria guerra di popolo il cui esercito di uomini, donne e giovani delle varie zone del Paese composto all'inizio da circa quindicimila combattenti andò via via ad ingrossarsi fino a superare le ottocentomila unità. Una guerra di popolo che seppe anche sviluppare, attraverso la lotta di Liberazione, il processo rivoluzionario che portò il 29 novembre 1945 alla proclamazione da parte dell'Assemblea Costituente, della Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia. La forza principale nella organizzazione e nella direzione del Movimento partigiano e della Resistenza, specie dopo il tradimento operato dai militari nazionalisti cetnici del generale Mihailovic passati al collaborazionismo attivo, fu il Partito comunista jugoslavo che nell'ottobre 1940 aveva svolto a Zagabria la sua quinta Conferenza nel corso della quale venne eletto il nuovo CC e confermato Tito alla carica di segretario generale.Abbiamo visto come il confine stabilito nel Trattato di Rapallo, avesse annesso all'Italia un territorio abitato da oltre un quarto della popolazione slovena. Le borghesie italiana e slovena avevano accondisceso a questa soluzione accettando l'una la piena legittimità del diritto italiano a quelle terre e l'altra a riconoscere l'annessione all'Italia per cercare di arginare l'avanzata della lotta rivoluzionaria in Slovenia. Radicalmente divergenti da questa posizione erano i sentimenti popolari e della classe operaia dei due paesi, specie dopo l'avvento al potere del fascismo in Italia e l'attuazione della feroce politica di snazionalizzazione contro la popolazione slovena.Nell'aprile del 1934 i partiti comunisti italiano, sloveno e austriaco sottoscrissero una dichiarazione comune sulla questione slovena. In essa si affermava tra l'altro: "la violenta spartizione del popolo sloveno tra i due Stati imperialisti vincitori, la Jugoslavia e l'Italia, che è stata compiuta lasciando all'Austria una frazione degli sloveni, ha avuto come conseguenza che i territori sloveni sono diventati il teatro della lotta nazional-rivoluzionaria delle masse del popolo sloveno, e, in pari tempo, il campo dei più intensi intrighi e trame imperialistiche, strettamente collegate con la preparazione di una nuova guerra. Nel periodo del nuovo ciclo di guerre e di rivoluzioni, di cui siamo alla vigilia, la questione slovena può diventare, o una leva della rivoluzione degli operai e dei contadini, liberatrice dei popoli oppressi, oppure uno strumento della controrivoluzione imperialistica''.La giusta soluzione del problema, indicata nella dichiarazione, stava nella proclamazione del diritto di autodecisione del popolo sloveno fino anche alla separazione dalla Jugoslavia, dall'Italia e dall'Austria; lo stesso diritto veniva peraltro riconosciuto agli italiani, ai croati ed ai tedeschi presenti in Slovenia. La lotta per l'unificazione del popolo sloveno attraverso il diritto all'autodecisione deve collegarsi, si sottolineava nella dichiarazione, alla lotta contro la borghesia per l'instaurazione del potere socialista. "Questo legame - continuava la dichiarazione - è indispensabile... perché il popolo sloveno potrà raggiungere la propria liberazione ed unificazione solo attraverso la lotta rivoluzionaria sotto la direzione della classe operaia e in alleanza con il proletariato della nazione dominante... Soltanto la lotta comune dei lavoratori della nazione slovena e della nazione dominante assicurerà il successo, la vittoria sui nemici e sugli oppressori''.E' su queste basi che il proletariato, gli antifascisti e i comunisti italiani e sloveni si mossero negli anni bui della tirannia fascista.L'esplosione dell'odio popolare contro i criminali fascisti e i loro lacché dopo l'8 settembre '43Quando l'8 settembre 1943 l'Italia firmava l'armistizio, vaste zone del Friuli, della Venezia-Giulia, della Slovenia e dell'Istria erano controllate dalle formazioni partigiane italiane, slovene e croate. Il disfacimento del regime portò allo sfaldamento degli organi di gestione e di controllo del potere mussoliniano a cui si sostituirono le prime forme embrionali di governo da parte del Fronte di Liberazione sloveno e croato. Il Movimento di Liberazione proclamò i territori delle province di Trieste e Gorizia e di Pola e Fiume annesse rispettivamente alla Slovenia ed alla Croazia. Fu in questa situazione, tutt'altro che stabilizzata sul piano della sicurezza e del controllo militare, che in Istria nel settembre 1943 alcune centinaia di persone: fascisti italiani (squadristi, gerarchi e funzionari delle istituzioni del regime); slavi (collaborazionisti e ustascia) e soldati tedeschi, molti dei quali già sul punto di scappare per non dover rendere conto del proprio operato, furono giudicati colpevoli di crimini contro la popolazione locale e quindi passati per le armi dai partigiani slavi e italiani e i loro corpi infoibati.La propaganda fascista parlò, allora come oggi, dello sterminio etnico di migliaia di italiani. Tutti gli atti risultanti dalle indagini e dalle ricerche svolte nel dopoguerra, anche da parte occidentale, e suffragate da una puntuale documentazione, hanno stabilito che furono circa cinquecento le persone uccise e infoibate nel 1943 in Istria, senza poter altresì smentire in alcun modo quanto, su quegli avvenimenti, ebbe ad affermare il PC croato già nel settembre del 1944. "La reazione - si legge nella dichiarazione dei comunisti croati diramata il 29/9/44 - cercherà di sfruttare ancora le foibe affermando che allora si tentò di distruggere gli italiani dell'Istria e che quella fu la manifestazione di uno sciovinismo croato. Noi sappiamo benissimo che nelle foibe finirono non solo gli sfruttatori e assassini fascisti italiani, ma anche i traditori del popolo croato, i fascisti ustascia e i degenerati cetnici. Le foibe non furono che l'espressione dell'odio popolare compresso in decenni di oppressione e di sfruttamento, che esplose con la caratteristica violenza delle insurrezioni di popolo''.Una oppressione e uno sfruttamento fatti di crimini e atrocità che ancora e fino alla fine del II conflitto mondiale dovranno subire le popolazioni di quelle regioni da parte dell'esercito nazista, delle SS, dei fascisti della "Rsi'' e dei reazionari slavi.Immediatamente dopo l'8 settembre 1943 l'esercito tedesco puntò ad assumere direttamente il controllo delle zone precedentemente occupate dall'Italia. La costituzione il 1° ottobre 1943 della "Zona d'Operazione Litorale Adriatico'' coincise con lo scatenamento di una brutale controffensiva nazista. Il comando della zona d'operazione fu affidato a Friedrich Reiner, mentre a capo delle SS e della polizia venne nominato il generale Globocnik, criminale nazista già responsabile dello sterminio di due milioni di ebrei polacchi. Fu questo uno dei momenti più tragici e sanguinosi del conflitto contrassegnato dalla violenta offensiva militare degli invasori nazisti e dalla loro ferocia repressiva attuata con l'attiva partecipazione dei fascisti italiani riaggregati nella "repubblica di Salò'', degli ustascia e dei cetnici a cui si aggregarono anche migliaia di cosacchi e caucasici, bande di traditori e di controrivoluzionari alleate dei nazisti nella guerra contro l'Urss di Stalin, e che ora erano in fuga dopo essere stati sbaragliati dall'Armata Rossa sovietica. Innumerevoli furono le devastazioni e i saccheggi di paesi e villaggi, le distruzioni delle risorse economiche e del territorio, le torture e gli eccidi ai danni della popolazione civile, gli stupri contro donne e ragazze, per finire con i rastrellamenti e le deportazioni per lo più senza ritorno, nei campi di prigionia e nei lager, tra cui la Risiera di San Sabba a Trieste, tragico simbolo in Italia della barbarie nazifascista.La Resistenza antifascista italo-slava Ciò che permise di sconfiggere tutto questo fu la lotta comune del proletariato e delle masse popolari italiane e slave, l'azione congiunta della Resistenza antifascista italo-slava, il valore e l'eroismo dei combattenti delle Brigate Partigiane italiane e dell'Esercito Popolare di Liberazione jugoslavo, caduti a migliaia nella lotta di Liberazione, il cui spirito di sacrificio e i cui meriti rimarranno scolpiti per sempre nel cuore e nella memoria del proletariato e delle masse popolari antifasciste italiane e delle nazioni slave.Le principali forze e organizzazioni combattenti in queste regioni furono in campo jugoslavo il VII e IX Corpus sloveno e la IV Armata dell'EPLJ e in campo italiano: le Divisioni Garibaldi-Friuli e Garibaldi-Natisone, i Gruppi di Azione Partigiana (GAP) operanti in Friuli ed a Trieste, Monfalcone e Muggia. Nel corso del 1944 nacquero inoltre formazioni partigiane formate da combattenti cattolici, del Partito d'Azione e da reduci della divisione alpina Julia; nell'aprile del 1944 alcune centinaia di militari italiani formarono nell'area delle province di Gorizia e Trieste il battaglione triestino del Carso che dopo un accordo raggiunto con le Divisioni Garibaldi e il IX Corpus sloveno formerà la Brigata Garibaldi Trieste; in Slovenia dal dicembre 1944 è attiva alle dipendenze del VII Corpus la Brigata Fratelli Fontanat composta da circa 750 uomini in prevalenza operai dei cantieri navali, studenti e militari; mentre in Istria agiscono dall'aprile 1944 il Battaglione Alma Vivoda e il Battaglione Pino Budicin inquadrato nella brigata croata "Vladimir Gortan''.Furono queste forze e questi combattenti che ottennero la vittoria nella lotta di Liberazione contro il nazifascismo, affrancando i territori occupati. Tra la fine di aprile ed il 1° Maggio 1945 i partigiani liberarono Udine e tutto il Friuli e il 1° Maggio entrarono vittoriosi in Trieste il IX Corpus sloveno e la IV Armata jugoslava.Il periodo che va dal 2 maggio al 12 giugno 1945 vede sui territori della Venezia-Giulia e dell'Istria la presenza militare delle truppe degli Alleati e quelle dell'Eplj e sul piano politico la rivendicazione dell'Avnoj (Consiglio antifascista di liberazione jugoslavo) di quei territori come parte integrante della Jugoslavia - dove era ormai consolidato sul piano della volontà popolare il processo rivoluzionario che porterà alla costituzione della Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia (Rpfj).Una rivendicazione che, come precedentemente detto, era già stata esplicitata all'indomani dell'8 settembre '43. L'abbandono del principio del diritto all'autodecisione aveva generato contrasti, anche seri, nelle relazioni tra comunisti italiani e jugoslavi in un momento peraltro cruciale della lotta di liberazione. Contrasti ricomposti, anche se non in maniera definitiva, con gli accordi intervenuti il 4 aprile e il 7 maggio 1943, che stabilivano la necessità della comune lotta contro il nazifascismo e la soluzione delle problematiche politiche inerenti ai confini e ai rapporti statali alla conclusione del conflitto. Una posizione questa condivisa dal Movimento comunista internazionale. Ancora nel gennaio del 1945 il PCJ rivendicò l'annessione di Trieste, dei territori slavi e delle zone miste alla Jugoslavia in un incontro che Hebrang - membro dell'Up del PCJ e del Comitato di Liberazione Nazionale Jugoslavo - ebbe a Mosca con Stalin e Molotov soprattutto per concordare forme di aiuto economico e militare dell'Urss alla Jugoslavia. In quell'occasione i dirigenti sovietici ribadirono a Hebrang che tale questione poteva trovare soluzione solo sul piano politico-diplomatico sulla base della volontà espressa dalle popolazioni coinvolte nel problema e non sulla base di azioni di forza unilaterali.La questione delle foibe e la nascita della nuova Jugoslavia Fu proprio nei giorni precedenti gli accordi del 12 giugno tra il governo jugoslavo e gli alleati che stabilirono per la cosiddetta "zona A'' (Trieste Gorizia e Pola) l'amministrazione "alleata'' e il controllo della "zona B'' (la parte restante della regione, l'Istria e Fiume) alla Jugoslavia, che si acutizzò lo scontro delle forze ostili al nuovo governo rivoluzionario nel tentativo di mettere in discussione la nascita della nuova Jugoslavia proprio mentre si insediavano e cominciavano a operare le nuove istituzioni del paese. E fu questo il momento in cui i fascisti, i nazisti, i collaborazionisti di ogni sorta e i controrivoluzionari jugoslavi, dovettero assumersi la piena responsabilità della loro politica e delle loro azioni. In questa azione di giustizia tanto necessaria quanto difficile, saranno sicuramente stati emessi verdetti errati per alcune persone così come si saranno verificati casi di vendette personali; ma questo non può assolutamente costituire un fattore di alterazione e di falsificazione di quegli avvenimenti.Vi è una connessione stretta e ineludibile, un filo conduttore che lega particolari e contingenti avvenimenti quali le foibe, la detenzione dei prigionieri di guerra, il cosiddetto esodo degli italiani d'Istria, alla politica fascista della snazionalizzazione, all'aggressione nazifascista della Jugoslavia, all'occupazione militare italiana, all'attività nazista nel "Litorale Adriatico'', alla persecuzione antifascista e antiebraica.è necessario quindi ribadire con forza verità e responsabilità sugli avvenimenti di quegli anni, fuori dall'ottica delle falsità prodotte dalla propaganda fascista sia sul piano quantitativo (il numero dei morti ritrovati nelle foibe) che su quello storico, e dentro, invece, allo sviluppo organico della politica nazifascista.Sul piano dei rapporti fra Stati, l'Italia ha disatteso alla salvaguardia dei diritti della minoranza slava e l'Italia ha fatto carta straccia del Trattato di Rapallo attaccando la Jugoslavia nel 1941 e annettendosi i territori della "provincia di Lubjana''. Sul piano della responsabilità politica, la snazionalizzazione delle popolazioni slave, l'invasione e lo smembramento di un intero Stato, l'oppressione sanguinaria delle popolazioni civili sono alla base della rivolta e della richiesta di giustizia delle masse popolari italiane, slovene e croate. Sul piano della verità, le foibe non rappresentano affatto il simbolo del genocidio della popolazione italiana e dell'odio antiitaliano. Non ci fu nessuno sterminio etnico contro gli italiani, ma una comune rivolta contro gli aguzzini fascisti, nazisti, ustascia e collaborazionisti macchiatisi di ogni sorta di crimini.Una lotta di Liberazione contro la barbarie nazifascista e per la riappropriazione della libertà e dell'indipendenza nazionale. E l'esempio principale è dato proprio dalla lotta unitaria dei diversi popoli, dalla lotta unitaria delle diverse organizzazioni e formazioni partigiane, dall'aiuto generoso dato dalle popolazioni slave a migliaia di soldati italiani in rotta dopo l'8 settembre 1943 e braccati dai loro ex alleati tedeschi. Soldati che erano invasori ma che devono la loro salvezza e la loro libertà al popolo jugoslavo e a quanti mettendo a repentaglio la loro stessa vita, li hanno sottratti alla vendetta nazista.

http://www.pmli.it/

lunedì 26 gennaio 2009

RACCOLTA FONDI PALESTINA

Splendida serata quella di sabato scorso...la raccolta fondi ha dato buoni risultati.
Tra un libro e un altro..un bicchiere di vino e tante chiacchere son stati raccolti 175 euro.
Grazie di cuore a tutti!!!!
Emiliano

sabato 24 gennaio 2009

SICUREZZA, PREMIER: AUMENTO 10 VOLTE NUMERO MILITARI

» 2009-01-24 14:12

ARZACHENA (OLBIA) - "C'é una proposta del ministro Maroni condivisa dal ministro La Russa per aumentare di 10 volte il numero dei militari che, invece di essere un esercito che fa la guardia nei confronti del deserto dei Tartari, sarà utilizzato per combattere l'esercito del male cioé la criminalità diffusa". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando ad Arzachena dopo gli stupri a Roma e a Guidonia, sostenendo che sarà aumentato il numero dei tre mila militari in aiuto alle forze dell'ordine, "una trovata - ricorda - che è del presidente del Consiglio e adesso si svilupperà con ottimi risultati".Il premier, quanto agli ultimi fatti di violenza sessuale accaduti nella capitale sostiene che "non si possono imputare alla sicurezza". "Io so - afferma - che sono invece calati tutti i reati più importanti, i reati di strada. So che i cittadini hanno molto apprezzato l'utilizzo di 3 mila militari in aiuto alle forze dell'ordine". E qui la notizia che il numero dei militari dispiegati per l'emergenza sicurezza potrà "aumentare di 10 volte" per un'idea dello stesso premier condivisa dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e da quello della Difesa Ignazio La Russa. "Quindi credo che faremo bene - conclude Berlusconi - e avremo ottimi risultati".

....bravone l'ometto....cominciamo ad aumentare i soldatini in strada....mah...

giovedì 22 gennaio 2009

....RICORDANDO ARRIGO "BULOW" BOLDRINI


....respingiamo l'interpretazione che considera la Guerra di Liberazione come una guerra civile per la conquista di centri di potere. La Lotta di Liberazione fu un movimento popolare di partigiani e partigiane sostenuto da una grande solidarietà popolare, con i militari delle tre Forze Armate, che hanno combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro, con una generosità non sempre conosciuta in altre epoche storiche. Questo è il grande dato storico, che va sottolineato anche per rendere omaggio a tutti i Caduti e a quanti della nostra generazione sono scomparsi, e che ci hanno lasciato un nobilissimo testamento che non può essere dimenticato. [...]" (Arrigo Boldrini al Teatro Lirico di Milano il 24 giugno 1994 in occasione del 50° anniversario della costituzione del C.V.L..

Dall'ONU invito a boicottare Israele

Dall'ONU invito a boicottare Israele


Il presidente dell'Assemblea Generale dell'Onu invita al boicottaggio del regime israeliano dell'Apartheid. Ma in Italia non si deve sapere.
“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.
L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.
Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese. Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».
L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico.
*****
Ad oltre dieci giorni dall'intervento di D'Escoto all'ONU, nessun organo di informazione “importante” ha ritenuto di doverne dare conto, forse per non turbare il sonno perenne del nostro Presidente della Repubblica, quello che dorme quando viene sancita la fine dell’eguaglianza dei cittadini italiani di fronte alla legge e – coerentemente – nel suo viaggio in Israele ha continuato a sonnecchiare di fronte alle sofferenze dei Palestinesi sotto il tallone di ferro dell’occupazione israeliana.

http://www.forumpalestina.org/

mercoledì 21 gennaio 2009

Lista RENO contro lo squadrismo fascista e razzista di ieri e di oggi.

e-mail:
info@listareno.it
Autore:
listareno
Siamo a riproporre con forza un momento di confronto, invitando tutte le diverse realtà sensibili al tema, le associazioni locali, i singoli, a portare le proprie esperienze e il proprio contributo critico ad unaconferenza/dibattito.In questo particolare momento di mobilitazione per la Palestina riteniamo non si possa dimenticare la deriva razzista e fascista che fa gioco di sponda, nelle strade, agli apparati di governo della città impegnati, sul territorio, in una campagna di delegittimazione della manifestazione indetta per il 24 di gennaio 2009 a Bologna a sostegno della Lotta del Popolo palestinese.Non possiamo, infatti, tralasciare quanto accaduto sotto al "treno" in pieno quartiere Barca, l'altra notte, dove alcuni commercianti migranti si sono ritrovati con svastiche e celtiche sulle serrande dei rispettivi esercizi.Per questi motivi, invitiamo la cittadinanza all'incontro:SQUADRISMI DI IERI E DI OGGIVENERDÌ 23 GENNAIO 2009 alle ORE 21.00presso la Sala del consiglio del quartiere Reno in Via Battindarno, n. 123Con questa iniziativa di riflessione storica, introdotta da unarelazione sulla fenomenologia politica dello squadrismo, sul suo usosimbolico e materiale della violenza, e sulla sua composizione sociale,intendiamo portare un ulteriore contributo a sviluppare nel territoriobolognese una cosciente e crescente vigilanza antifascista verso lenuove forme di aggressività pervasiva che si vanno diffondendo nelregime mediatico berlusconiano, che continua ad evocare drastiche spinterepressive verso tutti i movimenti di opposizione e incoraggia ilripetersi di intolleranti prevaricazioni verso tutte le diversità.VENERDÌ 23 GENNAIO 2009 alle ORE 21.00presso la Sala del Consiglio del QUARTIERE RENO in Via Battindarno, n. 123introduce Marco Fincardi - dipartimento di Studi Storici dell’Universitàdi Veneziapartecipa Michela Di Mieri - curatrice del libro S'ATORUN INDRI, storia della Donna Ermina Mattarelli, edito dal circolo Iqbal Masih
Luogo:
Bologna, via battindarno 123

Morto a 86 anni il cardinale Pio Laghi. Il nunzio che giocava a tennis col genocida Jorge Videla


Il coccodrillo dell’AGI ne parla come di un uomo saggio e pio, come il suo nome promette. Arriva a scrivere: “dal ‘76 all’ ‘80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all’accusa di connivenza con i sanguinari generali)” …
Chi conosce la storia dell’ultima dittatura argentina, chi ha letto i libri di chi ha conservato la memoria di quell’orrenda stagione (parecchi dei quali usciti pure in italiano) sa che il comunicato dell’AGI restituisce una storia fallace, inaccettabile. Il 27 aprile 1995 il cardinale Laghi dichiarava: “come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l’ignoranza di ciò che veramente capitava …”.
Eppure il nunzio apostolico Laghi (all’epoca non ancora cardinale) disse:“Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”. Questo fu il manifesto d’appoggio al genocidio espresso dal nunzio apostolico Pio Laghi, intimo nonché compagno di tennis preferito dall’ammiraglio Emilio Eduardo Massera (tessera P2 numero 478) uno degli alti gradi del triumvirato (con Videla e Agosti) che instaurò la dittatura col golpe silenzioso del 24 marzo 1976.

Qualcuno ricorderà il sequestro delle suore francesi Alice Domon e Léonie Duquet. Il Capo della Marina e membro della Giunta Militare Emilio Eduardo Massera ordinò di simulare che le monache fossero state sequestrate dai Montoneros. Alice Domon fu obbligata sotto tortura a scrivere una lettera alla sua superiora della congregazione, lettera che fu scritta in francese, spiegando che erano state sequestrate da un gruppo oppositore al governo di Videla. In seguito furono scattate delle foto nelle quali si vedono le due religiose sedute davanti a una bandiera dei Montoneros e ad una copia del giornale La Nación. La foto, che mostra le due suore con apparenti segni di tortura, era stata scattata nel sottopiano del Casinò Ufficiali della ESMA, la Scuola di Meccanica della Marina (all’epoca centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio, oggi centro della Memoria), e fu inviata alla stampa francese. Una settimana dopo il sequestro delle suore francesi Alice e Léonie, il quotidiano la Nación pubblica una notizia dell’agenzia EFE con il titolo “Vive e in buona salute”. La Madre Superiora della Congregazione, si leggeva, dichiara dalla Francia che le sorelle Léonie e Alice erano state detenute e che si trovano vive e in buona salute. Veniva anche chiarito che l’informazione proveniva dal Nunzio in Argentina, Pio Laghi.
Ecco cosa disse di lui María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978: “il Nunzio apostolico Pio Laghi era a conoscenza di tutto quello che accadeva nella Scuola di Meccanica della Marina, poteva verificare i nomi dei sequestrati che lì erano rinchiusi; il comandante in capo della Marina, Armando Lambruschini, lo consultò, chiedendogli se dovesse lasciare in vita un gruppo di quaranta sequestrati che aveva ricevuto, quando aveva assunto l’incarico, dal precedente Comandante della Marina, Emilio Eduardo Massera.”

Nel marzo 1997 le Madri di Plaza de Mayo presentarono denuncia all’allora Ministro di Grazia e Giustizia Flick e al Vaticano contro Pio Laghi. Le Madres accusavano Pio Laghi di complicità con la dittatura. Nel documento ci sono testimonianze dì ex detenuti che hanno visto Pio Laghi visitare campi di concentramento, quindi lui sapeva e non denunciò.
Inoltre nella sua confessione, il capitano di corvetta Adolfo Scilingo (vedi: Horacio Verbitsky: “Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos” Feltrinelli 1996, ristampato da Fandango nel 2008) afferma che la decisione di buttare a mare vivi i detenuti da aerei dell’aviazione navale, fu comunicata dall’ex comandante delle operazioni navali, il vice ammiraglio Luis María Mendía. Scilingo afferma che questa decisione fu presa dopo aver consultato le autorità ecclesiastiche, che approvarono il metodo come “una forma cristiana di morte”.
http://www.paolomaccioni.it/wp/
tratto da http://www.gennarocarotenuto.it/

Gaza, solo i morti vedono la tregua


A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c'è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Senza più acqua né gas, senza corrente elettrica, senza pane e latte per i propri figli. Migliaia di persone hanno perduto la casa. Dai valichi entrano aiuti umanitari col contagocce, e si ha come la sensazione che la benevolenza dei complici di chi ha ucciso sia solo momentanea. Domani (oggi per chi legge ndr) il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon verrà a visitare Gaza, siamo certi che John Ging, a capo dell'agenzia per i profughi palestinesi, ne avrà da raccontargliene.
Dopo che Israele ha bombardato due scuole delle Nazioni Unite, ha assassinato 4 suoi dipendenti, ha colpito e distrutto il centro dell'Unrwa di Gaza city, riducendo in cenere tonnellate di medicinali e beni alimentari destinati alla popolazione civile. Le macerie di Gaza continuano a vomitare morti in superficie. Ieri fra Jabalia, Tal el Hawa a Gaza City e Zaitun, paramedici della mezza luna rossa con l'aiuto di alcuni volontari dell'International Solidarity Movement (Ism) hanno estratto dalla rovine 95 cadaveri, molti dei quali in avanzato stato di decomposizione. Camminando per le strade della città di Gaza senza più il costante terrore di un bombardamento chirurgicamente mirato alla mia decapitazione, tremo ancora alla vista di cani randagi raccolti in circolo, a ciò che mi si potrebbe parare dinnanzi agli occhi essere il loro pasto. Gli uomini tirano un sospiro di sollievo e tornano a frequentare moschee e caffè, facilmente smascherabile è il loro atteggiarsi alla normalità, per i molti che hanno perso un familiare e per i moltissimi che non hanno più dove abitare. Fingono un ritorno alla routine per incoraggiare le mogli e i figli. Con alcune ambulanze questa mattina ci siamo recati nei quartieri più colpiti della città, Tal el Hawa e Zaitun, muniti di questionario porta a porta abbiamo stilato l'entità dei danni agli edifici, e le primissime urgenze per le famiglie: medicinali per gli anziani e i malati, e riso, olio e farina, il minimo per alimentarsi. Tutto quello che abbiamo potuto consegnare al momento sono metri e metri di nylon, da apporre alle finestre laddove prima c'erano i vetri. Compagni dell'Ism a Rafah mi hanno informato che la municipalità ha distribuito alcune migliaia di dollari a quelle famiglie che hanno visto la casa rasa al suolo da bombe che secondo Israele erano destinate alla distruzione dei tunnel. Al termine del conflitto in Libano, gli Hezbollah staccarono milioni di dollari in assegni per ripagare i civili rimasti senzatetto. In una Gaza sotto assedio ed embargo, ciò che Hamas potrà versare come risarcimento alla popolazione «basterà a mala pena a rimettere su un capanno per il bestiame», mi fa sapere Khaled, contadino di Rafah. La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. A Khan Yunis, un ragazzo palestinese ucciso e un altro ferito. A est di Gaza city elicotteri innaffiavano di bombe al fosforo bianco un quartiere residenziale. Stessa cosa si è verificata a Jabalia. Oggi (ieri per chi legge ndr), sempre a Khann Younis navi da guerra hanno cannonneggiato su uno spazio aperto, fortunatamanete senza fare feriti e mentre scrivo, arriva la notizia di un'incursione di carri armati. Non ci risultano lanci di razzi palestinesi nelle ultime 24 ore. Giornalisti internazionali sciamano affamati di notizie lungo tutta la Striscia, sono riusciti a raggiungerci solo oggi. Israele ha concesso loro il lasciapassare a mattanza finita. Quelli arrivati ancora a bombardamenti in corso, hanno seriamente rischiato di rimanerci secchi, come mi ha raccontato Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della sera: soldati israeliani hanno bersagliato di proiettili l'automobile su cui viaggiava. Dinnanzi allo scheletro annerito di ciò che resta dell'ospedale Al Quds di Gaza city, un interdetto reporter della Bbc mi ha chiesto come è stato possibile per l'esercito scambiare l'edificio per un covo di terroristi. «Per lo stesso motivo per cui dei bambini in fuga da un palazzo in fiamme, sono entrati nei mirini dei cecchini posti sui tetti dello stesso quartiere in cui siamo ora, cecchini che non hanno esitato a ucciderli spandendo la loro materia cerebrale sull'asfalto». Ho risposto al giornalista inglese, ancora più accigliato. È evidente l'abisso fra noi che siamo testimoni e vittime di questo massacro, e chi ne viene a conoscenza tramite i racconti dei sopravvissuti. Da Roma mi informano che l'Unione europea avrebbe congelato i fondi per la ricostruzione fino a quando Gaza sarà governata da Hamas. Lo ha lasciato intendere il Commissario europeo per le Relazioni estere, Benita Ferrero-Waldner. «Gli aiuti per la ricostruzione della Striscia potranno arrivare solo se il presidente palestinese Abu Mazen riuscirà ad imporre nuovamente la sua autorità sul territorio» . Per i palestinesi di Gaza questo è un chiaro invito dall'esterno alla guerra civile, ad un colpo di stato. Come un legittimare il massacro di 410 bambini che sono morti perché i loro genitori hanno scelto la democrazia ed eletto liberamente Hamas. «Gli Stati uniti sono liberi di eleggere un guerrafondaio come Bush, Israele di scegliere leaders con le mani sporche di sangue come Sharon e Netanhyau, e noi popolazione di Gaza non siamo liberi di scegliere Hamas...», mi suggerisce Mohamed, attivista per i diritti umani che non ha votato per il movimento islamico; non ho argomenti per contraddirlo. I palestinesi vivi imparano dai morti, imparano a vivere morendo, sin dalla tenera età. Tregua dopo tregua, la percezione è quella di una macabra parentesi per contare i cadaveri fra una mattanza e l'altra, verso una pace che non è mai così stata distante. Perlustrando Gaza city a bordo di un ambulanza, per una volta con la sirena muta, la guerra resta impressa nelle rovine di una città saccheggiata di sorrisi e popolata da sguardi spauriti, occhi che insistono a scrutare il cielo verso aerei ancora incessantemente in volo. All'interno di una casa, sul pavimento ho notato dei disegni in pastello, chiaramente una mano infantile li aveva abbandonati evacuando in fretta e furia. Ne ho raccolto uno, carrarmati, elicotteri e corpi ridotti in pezzi. In mezzo al foglio un bambino ritratto con una pietra riusciva a raggiungere l'altezza del sole e danneggiare una delle macchine della morte volanti. Si dice che il significato del sole in un disegno infantile è il desiderio di essere, di apparire. Quel sole che ho visto piangeva, lacrime di sangue. Per lenire questi traumi, una tregua unilaterale basta? Restiamo umani.
Vittorio Arrigoni
tratto da Il Manifesto del 20 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

La destra ci riprova: disegno di legge che equipara i repubblichini a partigiani e deportati

Sconfitta nella scorsa legislatura, la destra torna all'attacco. Un disegno di legge - il n. 1360 - presentato da un folto gruppo di parlamentari prevede l'istituzione dell'"Ordine del Tricolore", una onorificienza da assegnare indifferentemente a partigiani, deportati, internati militari e a soldati e militi della Repubblica di Salò.
L'esame del disegno di legge è già stato avviato presso la commissione Difesa della Camera dei deputati, lo scorso 12 novembre.

DAL SITO: http://www.deportati.it/news/ddl_1360.html

SILVIO SHOW???...MEDITATE GENTE...

Il Corriere della sera del 18 gennaio, genuflesso, lo ha definito "Silvio show". In visita a Nuoro per un giro preelettorale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha saputo resistere alla tentazione di raccontare una barzelletta al pubblico dei sostenitori accorso al suo comizio."La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".La cronaca non dice dell'accoglienza, immaginiamo esultante, del pubblico alla battuta del capo.Noi, che i campi di concentramento li abbiamo conosciuti bene, vorremmo sommessamente dire al presidente del consiglio che le sue barzellette concentrazionarie non fanno ridere: fanno pena. E non fanno onore né a lui né al suo governo, tanto più alla vigilia del Giorno della memoria.

DAL SITO : http://www.deportati.it/news/sb_lager_170109.html

lunedì 19 gennaio 2009

ARRIGO "BULOW" BOLDRINI

Arrigo Boldrini "Bulow": Comandante partigiano

Uno scritto del leggendario comandante Bulow (Arrigo Boldrini, Ravenna, 6 settembre 1915 - 22 gennaio 2008).
Comandante (partigiano)
La figura del comandante partigiano è fondamentalmente legata a due qualità del volontario: la capacità di comando nelle particolari condizioni della guerriglia e dell'attività di sabotaggio e controsabotaggio, e la fiducia accordatagli liberamente dai volontari a lui sottoposti come un sostanziale elemento per poter assolvere al proprio incarico. Soltanto in talune bande cosiddette "militari", agli albori della Resistenza; e in seguito in talune formazioni "autonome", l'aver rivestito un grado nelle file del disciolto esercito regio fu ritenuto titolo per l'assegnazione di comandi. In tutte le formazioni "politiche" - Garibaldi, GL. Matteotti, - e in un'alta percentuale delle formazioni definitesi "autonome", l'incarico di comando, dai gradi inferiori a quelli più elevati, dipese sempre dalla constatata, pratica esistenza nel candidato tali doti. Gruppi di politici che diedero vita alle bande dalle quali sarebbero sorte le grandi uninità partigiane appunto di "colore", rifiutarono fin dall'inizio ogni genere di riconoscimento di comando a quegli ufficiali, specie di carriera, i quali richiedevano di essere ammessi fra i partigiani ma a patto di mantenere il grado in precedenza rivestito o di essere comunque investiti di responsabilità da comandanti 'e questo fu il motivo per cui, in nume-osissimi casi, i postulanti si astennero dall'entrare nelle formazioni partigiane). Era infatti assurdo concedere riconoscimenti del genere; non soltanto perché le prove fornite da un'infinità di quadri dell'ex esercito durante la guerra erano state scadenti e perché nello spirito dei volontari partigiani - in particolare di quelli che avevano già sperimentato la vita militare - restava una profonda sfiducia nei sottufficiali e negli ufficiali, soprattutto se di carriera e dei gradi superiori. L'esercizio del comando, nella guerra partigiana, richiede attitudini che le tradizionali accademie militari e i tradizionali corsi di addestramento delle forze armate italiane non avevano mai vagliato, attenendosi a criteri di tutt'altro genere - in parte anche per ragioni oggettive, stanti le diverse esigenze degli eserciti regolari - e concependo la gerarchia secondo scale di valori che urtavano perfino i principi ispiratori stessi della guerra di popolo. Perciò, il comandante partigiano fu essenzialmente un volontario cui veniva affidato un incarico- non un grado - sulla base dei risultati pratici del suo impegno, incarico revocabile in qualsiasi momento e costantemente sottoposto al giudizio di validità dei subordinati. Questo giusto criterio permise alle formazioni di far emergere dal proprio seno comandanti che, oltre a diti di coraggio fisico, di prontezza intuitiva, di fantasia (coefficienti indispensabili per dirigere unità nella guerriglia), possedevano la consapevolezza dei canoni centrali della guerra partigiana, e cioè: amministrare saggiamente le poche risorse in mezzi bellici, indumenti, generi di sostentamento disponibili; risparmiare al massimo le vite umane, avendo un rispetto fraterno per ciascuno dei propri volontari; sapersi assumere con intelligenza e ponderatezza ogni tipo di responsabilità, nelle circostanze più diverse, senza attendere decisioni superiori, che possono tardare o non venire, organizzando nella maniera più funzionale ed efficace l'attività del proprio reparto.Non infrequenti furono i casi di designazioni di comando che, prima di divenire effettive, erano sottoposte al voto dei volontari radunati appositamente; e lo stesso avvenne per le revoche di incarichi a elementi dimostratisi incapaci nelle proprie mansioni. e' bene puntualizzare che la "capacità" di comando sottintendeva quindi anche, e in misura non piccola, una capacità di cogliere e di valutare di cogliere e valutare con acume la speciale psicologia del volontario: il quale sapeva di non essere un "numero", come negli eserciti normali, era fiero della propria autonoma scelta di lotta, esprimeva rabbia e intolleranza verso troppe abitudini autoritarie e troppe bardature formali e retoriche che erano state i vizi dell'esercito italiano.Egli quindi pretendeva, a buon diritto, di non essere un cieco strumento di ordini insensati, di poter ragionare con la propria testa e, nei limiti in cui era compatibile con le esigenze della disciplina di guerra, di poter discutere e far ascoltare le proprie opinioni. Pertanto, questo esigeva che il comandante esercitasse le proprie funzioni da democratico, da compagno di lotta e non da "superiore", studiandosi inoltre di comprendere le differenze dei temperamenti, delle predisposizioni intellettuali e pratiche di ciascuno di quelli che doveva guidare. In ultima analisi, si scopriva insomma che i comandanti migliori, per essere tali, esprimevano qualità umane e d'intelligenza aperte a tutti gli stimoli, e dunque erano dei "politici" nell'accezione più sonora del termine, anche se difettavano di una precisa preparazione dottrinale e ideologica.["Comandante (partigiano)",

da: Arrigo Boldrini, Enciclopedia della Resistenza, Teti editore, Milano, 1980, pag. 103-105]

VIDEO SU GAZA

sabato 17 gennaio 2009

I MIEI 100,1000,10000,100000 DUBBI...

...MI CHIEDO COME SI FA A CALCOLARE ESATTAMENTE IL NUMERO DI PARTECIPANTI AD UNA MANIFESTAZIONE....A ROMA (PER LA PALESTINA) I PARTECIPANTI DOVREBBERO ESSERA UN 200000...MA LA QUESTURA SOSTIENE UN'ALTRA TESI: QUALCHE MIGLIAIO...
MA CHE METODI SI UTILIZZANO?
MAH....

[PR]Si dimette l'assessore Monteverdi

http://www.parmantifascista.org/index.php?option=com_content&task=view&i...

L'assessore alla sicurezza del Comune di Parma si è dimesso in seguito agli ultimi eventi relativi al pestaggio di Emmanuel Bonsu.In una breve lettera indirizzata al Comune di Parma, Costantino Monteverdi afferma di non sentirsi coinvolto in quanto accaduto e che le sue dimissioni sono provocate dalla sua volontà di non nuocere all'immagine dell'amministrazione comunale capitanata da Vignali.
L'impressione è che si tratti di una mossa politica di facciata, ci chiediamo quali altri incarichi siano già pronti per Monteverdi.L'obiettivo di queste dimissioni potrebbe essere quella di far sembrare Parma la città "perfetta", dove anche le forze dell'ordine, contrariamente a quanto accade nel resto del paese (vedi sentenza di Genova per i fatti del G8), se sbagliano pagano.E con loro il responsabile politico, in questo caso l'assessore Monteverdi.
In ogni caso, come accaduto in questi mesi, vigileremo sulle mosse dell'amministrazione e faremo sentire la nostra voce, come già accaduto lo scorso 4 ottobre e lo scorso 29 novembre